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Concilio Vaticano II e rito della Messa

Riprendo dal blog di Matias Augé questo intervento del papa Paolo VI, tenuto nel corso del Concistoro del 24 maggio 1976:

[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio là dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovataL’adozione del nuovo “Ordo Missae” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populoIl nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino […]

L’istruzione “Universae Ecclesiae”

Che dire di questo nuovo tassello circa il “rito extraordinario” della liturgia romana, ossia l’Istruzione Universae Ecclesiae? Mi ritrovo nelle note di commento di Andrea Grillo, di cui riporto qui l’inizio, invitando chi è interessato a leggere il resto direttamente sul suo blog.

Profeticamente, il giorno dopo la emanazione nel luglio del 2007, il Card. Ruini aveva visto bene “il rischio che un Motu Proprio emanato per unire maggiormente la comunità cristiana fosse invece utilizzato per dividerla”. Dopo un Motu Proprio, una Lettera ai Vescovi che lo accompagnava, e ora questa recente Istruzione, sembra proprio che quella profezia avesse colto nel segno: la divisione è una possibilità reale di quel provvedimento, che ora potrebbe realizzarsi con maggior facilità. Bisogna riconoscerlo: il “monstruum” era tale fin dall’inizio. Quando si vuole rileggere una tradizione rianimando un rito “caduto fuori della vigenza”, come quello del 1962, e ostinandosi a presumere fatti che non ci sono e a costruire finzioni giuridiche senza riscontro reale – con la pretesa che un equilibrismo azzardato e rischiosissimo concepisca una doppia vigenza parallela di due forme diverse e tra loro in tensione del medesimo rito romano – il nodo delle contraddizioni è destinato ad annodarsi sempre più, e per quante commissioni si istituiscano, per quante consultazioni si prevedano, per quanti dvd con messe preconciliari si producano e si distribuiscano, per quanti “diritti dei fedeli” si riconoscano, la confusione aumenta sempre più e lo smarrimento non diminuisce… (Leggi il resto)