Alfred Delp s.j.

Sono passati 75 anni dalla morte di p. Alfred Delp, gesuita tedesco, esponente della resistenza al nazismo. Imprigionato dopo il fallimento del colpo di stato militare del 20 luglio 1944, fu condannato a morte l’11 gennaio 1945 e impiccato il 2 febbraio dello stesso anno. Il corpo fu cremato e le ceneri disperse in località ignota, nei pressi di Berlino. Padre Delp era riuscito a emettere i voti definitivi come membro della Compagnia di Gesù mentre era in prigione.

P. Yves Congar aveva pubblicato, nella sua grande opera in tre volumi sullo Spirito Santo, alcuni passi tratti da una meditazione sul Veni Sancte Spiritus, che p. Delp aveva scritto nelle ultime settimane della sua prigionia, e che è rimasta incompleta. Ne riporto qui di seguito alcune righe.

«Le colline eterne sono là, donde viene la salvezza. Il loro soccorso è già lì, aspetta, viene. Dio me lo fa vedere ogni giorno ed ora tutta la mia vita ne è testimonianza. Tutto ciò che io portavo in me di sicurezza, di furbizia e di abilità è volato in frantumi sotto il peso della violenza e di ciò che era contro di me. Questi mesi di cattività hanno spezzato la mia resistenza fisica e molte altre cose in me, e tuttavia ho vissuto delle ore meravigliose. Dio ha preso tutto nelle sue mani, ed ora io so implorare e at­tendere il soccorso dalle colline eterne.

L’uomo che riconosce la propria po­vertà, che getta lontano da sé ogni suffi­cienza ed ogni orgoglio, anche quello dei propri cenci, l’uomo che sta sempre di fronte a Dio nella sua nudità, senza veli e nella sua indigenza, quest’uomo conosce i miracoli dell’amore e della misericordia: dalla consolazione del cuore e l’illumina­zione dello spirito fino all’acquietamento della fame e della sete…

Lo Spirito santo è la passione con cui Dio si ama. L’uomo deve mettersi in ac­cordo con questa passione, ratificarla e adempierla. Allora il mondo ridiventerà capace di amore vero. Noi possiamo rico­noscere e amare Dio solo se Dio stesso ci af­ferra e ci strappa dal nostro egoismo. Biso­gna che in noi e mediante noi, Dio ami se stesso, allora noi vivremo nella verità e l’amore di Dio ridiventerà il cuore vivente del mondo. […]
Continue reading

Conferenza di Manlio Simonetti a Bologna

Manlio Simonetti, Accademico dei Lincei, professore emerito di Storia del cristianesimo alla “Sapienza” di Roma, e tutt’ora docente all’Istituto Patristico “Augustinianum” di Roma, terrà la prolusione accademica alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna** mercoledì 23 novembre 2011 alle 17.30 sul tema Lo sviluppo della teologia dello Spirito Santo nei primi secoli cristiani.

Manlio Simonetti è unanimemente riconosciuto come uno dei massimi studiosi al mondo dell’antichità cristiana. Per chi lo ha avuto come professore (per me, negli ormai lontani primi anni ’80), il suo nome identifica un vero “maestro”, nel quale si mescolavano una preparazione straordinaria, una non comune conoscenza dei testi dei Padri, e una capacità didattica il cui ricordo ancora mi lascia ammirato. Sono contento che abbia accettato di onorare con la sua presenza e la sua parola l’inaugurazione ufficiale dell’anno accademico alla Facoltà Teologica di Bologna.

 

Tempo ordinario, tempo dello Spirito

Ancora una volta per invito di Settimana ho scritto una riflessione sul “tempo ordinario” – nella quale la liturgia ci ha introdotti da qualche giorno – come “tempo dello Spirito”. L’idea che sviluppo è che lo Spirito santo è dono particolarmente presente nell’“ordinario” della vita della Chiesa e del cristiano; e ne sottolineo due aspetti, quello di “traduzione” (lo Spirito santo “grande traduttore”, guida alla traduzione paziente del vangelo nella vita degli uomini), e quello di “discernimento”, soprattutto di fronte alle difficoltà e chiusure che l’annuncio del vangelo incontra. E se qualche volta fosse lo Spirito stesso a “impedire” l’evangelizzazione (cf. Atti 16!), per sfidare la Chiesa a cercare vie nuove?

L’articolo può essere scaricato gratuitamente dal sito della rivista: clicca qui per il link diretto.

Verso la Pentecoste

Il testo che segue è abbastanza conosciuto, ma mi sembra bello ripubblicarlo qui in questi giorni che preparano alla Pentecoste. Ne è autore Ignazio IV patriarca di Antiochia, che lo ha detto intervenendo all’Assemblea generale del Consiglio ecumenico della Chiese il 5 luglio 1968:

Senza lo Spirito Dio è lontano, Cristo resta nel passato, l’evangelo è lettera morta, la chiesa una semplice organizzazione, l’autorità dominio, la missione propaganda, il culto una semplice evocazione e l’agire cristiano una morale da schiavi. Ma in lui, e in una sinergia indissociabile, il cosmo si solleva e geme nelle doglie del regno e l’uomo lotta contro la carne, Cristo risorto è vicino a noi, l’evangelo diventa potenza di vita, la chiesa segno della comunione trinitaria, l’autorità servizio liberante, la missione una Pentecoste, la liturgia è memoria e anticipazione e l’agire umano è divinizzato.

Fonte: Un raggio della tua luce. Preghiere allo Spirito Santo, a c. di E. Bianchi, Qiqajon, Magnano 1998, 213s