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con Francesco in Africa

C’è voluto il viaggio di papa Francesco in Africa per farmi tornare al mio blog dopo mesi di forzato silenzio (forzato dalle molte cose da fare, dopo il mio arrivo nell’Unità pastorale di Bagnolo in Piano): ma come sanno i tre o quattro che ogni tanto vengono a sbirciare queste mie note, a me l’Africa – e specialmente quella che il Papa va a visitare – sta molto a cuore.

Credo di non svelare alcun segreto di stato nel dire (come avevo saputo a giugno) che i vescovi del Rwanda avevano chiesto a Francesco di fare una tappa anche nel loro paese: effettivamente, tra Kenya e Uganda, “è tutta strada”, come si dice dalle mie parti. Peccato che Francesco non ce l’abbia fatta! Ma non importa: sapere che il suo primo viaggio in Africa (non solo da papa ma, se non sbaglio, di tutta la sua vita) lo porta anzitutto proprio in questa regione dei “Grandi Laghi”, mi dà molta gioia.

Non sono in Africa fisicamente, in questi giorni, ma col cuore sì, eccome, se ci sono. Safari njema, papa Francesco!

In parrocchia e altrove

Nel mese e mezzo di silenzio di questo blog sono successe varie cose: per quanto mi riguarda, la più importante è senz’altro la nomina a parroco delle parrocchie di Bagnolo in Piano, Pieve Rossa, San Michele e San Tomaso della Fossa, già da alcuni anni congiunte in Unità pastorale. Conosco queste comunità da cinque anni, perché ci sono andato come aiuto abbastanza stabile ai parroci che mi hanno preceduto, don Bogumil Krankowski e don Giovanni Rossi: so quindi dove vado a finire, e ci vado molto volentieri (e quindi grazie anche ai miei predecessori per quello che hanno fatto)! E ringrazio anche il Vescovo per la fiducia che mi ha dimostrato, e i parrocchiani dell’UP per l’affetto che mi hanno testimoniato.

Detto questo, in oltre trent’anni di vita da prete non sono mai stato parroco; comincia per me, quindi, un percorso veramente nuovo. Per questo, nel mio piccolo imito papa Francesco e chiedo anche ai cinque lettori di questo blog: pregate per me!

Non sono ancora ufficialmente parroco (lo sarò da settembre), ma come “aiuto” sono stato al campeggio estivo, a Predazzo, nei due turni dei ragazzi delle elementari e delle medie, nelle scorse settimane: un bell’allenamento!! Grazie ai ragazzi e agli educatori, perché non è da tutti avviarsi al ministero in parrocchia in un contesto così impegnativo e gioioso al tempo stesso.

Le ultime settimane hanno portato anche la grazia di un viaggio-lampo in Rwanda, fatto insieme con sr. Manuela Caffarri, carmelitana minore delle Case della Carità; dal 22 al 30 giugno siamo stati a visitare le Case Amahoro proprio a vent’anni da quando, il 29 giugno 1995, don Luigi Guglielmi arrivò con alcuni volontari per avviare il Progetto Amahoro; per sr. Manuela è stato anche il primo ritorno in Rwanda dopo il periodo di volontariato che fece (prima di entrare nelle carmelitane minori) per il Progetto Amahoro tra il 1995 e il 1996. Il settimanale diocesano La Libertà ha dedicato a questo viaggio la foto di copertina dell’ultimo numero (è la stessa che riproduco qui) e una pagina all’interno, quindi rinvio chi fosse interessato alla lettura del giornale.

Ndemeso, un “folle di Dio”

Ndemeso (è il ragazzo che si vede a sinistra nella foto: l’altro è italiano e si chiama Giovanni; la foto è dell’agosto 2013) era stato uno dei primi ospiti della Casa Amahoro di Mukarange, in Rwanda: accolto, se la memoria non mi tradisce, nei primi mesi del 1997; un ragazzino, allora, che a casa dovevano tenere legato perché non facesse del male a sé e agli altri.

Ha abitato nella Casa Amahoro fino a ieri sera 1 maggio, quando Dio lo ha chiamato a sé. Così Maurizia, la volontaria reggiana attualmente in Rwanda per il Progetto Amahoro, ce ne ha dato la notizia:

Imana irabizi [“Dio sa perché…”] … Ndemeso ci ha lasciati per raggiungere il Risorto;  era da cinque giorni che aveva mal di stomaco,… ieri è stato ricoverato all’ospedale di Gahini, e stasera alle dieci ci ha telefonato Esperance, che è con lui, per darci la notizia… il funerale sarà domani – oggi ormai – 2 maggio

Ricordateci e ricordate il suo spirito libero di sempre,  che il Signore ci porti sempre nelle sue mani un abbraccio, mauri

Come pensare le Case Amahoro, Mukarange in particolare, senza Ndemeso? Senza la sua energia instancabile, le sue risate sgangherate, il suo tamburo, il suo continuo andare e venire, il suo appetito, le arrabbiature, il suo affetto, il modo in cui sapeva prenderti in giro, in breve, la sua divina follia?

Mukarange è più vuota, temo: ma gli angeli e santi, ne sono sicuro, hanno un nuovo compagno impagabile.

Progetto Amahoro, 20 anni

Nei giorni scorsi il Rwanda ha celebrato la sua “settimana della memoria”, in occasione del ventunesimo anniversario dell’inizio del genocidio del 1994. E vent’anni fa, proprio in questi mesi di primavera, don Luigi Guglielmi metteva a punto le coordinate del Progetto Amahoro, che la diocesi di Reggio Emilia avrebbe avviato nell’estate del 1995.

Nei giorni scorsi, Radio InBlu ha intervistato Maurizia Barbieri – volontaria del Progetto Amahoro che si trova attualmente in Rwanda (nella foto) – e me a proposito di questo progetto. Cliccate qui sotto per ascoltare l’intervista, che dura poco più di sei minuti.