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Politica e Gerusalemme celeste

Mi è stato inviato il testo dell’omelia pronunciata da mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia, ai funerali di Mino Martinazzoli, il 6 settembre 2011. Mi sembra un testo che merita di essere meditato. Ne trascrivo qui l’inizio, per il testo completo cliccate qui.

È difficile pensare che la visione della Gerusalemme celeste con cui si chiude la rivelazione della Bibbia possa diventare un progetto politico: asciugare ogni lacrima dal volto dell’uomo, cancellare la morte per sempre, risolvere le situazioni di lutto, di lamento e di affanno è un programma troppo ampio; la politica deve accontentarsi di molto meno. E tuttavia è impossibile che un buon politico rimanga indifferente davanti a queste parole: Dio abiterà con gli uomini e gli uomini saranno suoi popoli ed Egli sarà il Dio con loro. C’è in queste parole il senso vivo della dignità dell’uomo, l’esigenza che l’uomo viva e che la sua vita sia crescita di libertà e di pienezza. Un politico vero deve sentire queste parole come un appello; non, come dicevo, un appello a realizzare il paradiso in terra; ma a desiderare il paradiso perché l’ordine, sulla terra, ne sia un segno, una prefigurazione, una preparazione…

Politica, famiglia, Chiesa

Scrivere di questioni politiche non è il mio genere: cerco di informarmi, leggo qua e là, ma non si tratta decisamente del mio campo. Ma il caso vuole che viva questi giorni di turbolenze politico-economiche in compagnia di alcune famiglie, tutte con figli bambini e/o adolescenti, alcune anche con tanti (quattro, cinque…) figli.

Impossibile non rimanere colpiti, allora, da un paio di commenti sull’annunciata “manovra” economico-finanziaria, che trovo sullo stesso numero de La Stampa del 13 agosto 2011. Il primo (“La sconfitta del Cavaliere”) è firmato da Michele Brambilla, il quale si chiede se l’elettore di centro-destra, di fronte alle misure annunciate, non debba

sentirsi deluso da un centrodestra che si è tanto riempito la bocca con i valori della famiglia e della Chiesa (la quale, purtroppo, ha permesso che se la riempisse). Mi chiedo insomma perché un lavoratore del ceto medio con una famiglia numerosa non abbia alcuno sgravio fiscale, quando in Francia chi ha quattro figli non paga neppure un centesimo di quella che per noi è l’Irpef.

Gli fa eco Massimo Gramellini, intonando, di fronte alla «stangata» prevista, «Il lamento del Medio Alto»:

È un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l’encefalogramma piatto dell’economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.

(Questa faccenda degli “scandalosi privilegi fiscali” contiene anche una parte, e non secondaria, di mitologia… ma che ci sia qualcosa da meditare in queste parole, non solo per la politica, ma anche per la Chiesa, mi pare difficilmente contestabile).