I Re Magi

Il portale di notizie della S. Sede ha pubblicato un post con le poesie dedicate ai Magi. Ne riprendo una, quella di Edmond Rostand (sì, l’autore del Cyrano de Bergerac), riportando sotto anche il testo originale.

È proprio vero che la stella a volte riappare quando riprendiamo per mano le umili occupazioni quotidiane e pensiamo anche alla sete di altri. Buona Epifania!

Persero un giorno la stella.
Com’è possibile perdere la stella?
Per averla fissata troppo a lungo…
I due re bianchi, ch’erano due sapienti di Caldea,
col bastone tracciarono sul suolo grandi cerchi.

Si misero a far calcoli, si grattarono il mento…
Ma la stella era scomparsa come scompare un’idea,
e quegli uomini, l’anima dei quali
aveva sete di essere guidata,
piansero drizzando le tende di cotone.
Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
disse a se stesso: “Pensiamo alla sete
che non è la nostra.
Occorre dar da bere, lo stesso, agli animali”.
E mentre reggeva il suo secchio,
nello spicchio di cielo
in cui si abbeveravano i cammelli
egli scorse la stella d’oro che danzava silente.



Ils perdirent l’étoile, un soir ; pourquoi perd-on 
L’étoile ? Pour l’avoir parfois trop regardée, 
Les deux rois blancs, étant des savants de Chaldée, 
Tracèrent sur le sol des cercles au bâton. 
Ils firent des calculs, grattèrent leur menton, 
Mais l’étoile avait fui, comme fuit une idée. 
Et ces hommes dont l’âme eût soif d’être guidée 
Pleurèrent, en dressant des tentes de coton. 
Mais le pauvre Roi noir, méprisé des deux autres, 
Se dit “Pensons aux soifs qui ne sont pas les nôtres, 
Il faut donner quand même à boire aux animaux.” 
Et, tandis qu’il tenait son seau d’eau par son anse, 
Dans l’humble rond de ciel où buvaient les chameaux
Il vit l’étoile d’or, qui dansait en silence.

70 anni fa l’ultimo capodanno di Bonhoeffer

Avevo già pubblicato sul sito, alla fine del 2011, la poesia che Dietrich Bonhoeffer scrisse in vista del capodanno 1944 – l’ultimo della sua vita, perché sarà impiccato il 9 aprile 1945 per la sua partecipazione alla cospirazione contro Hitler e il regime nazista.

Mi permetto di ricordarla anche quest’anno, a 70 anni da quando Bonhoeffer la scrisse e come augurio soprattutto per chi si sente solo, circondato da paure, ferito dalla vita.

(cliccate sul primo verso per scaricare il testo tutto intero in pdf)

Circondato fedelmente e tacitamente da benigne potenze…

 

Pesach

PASQUA

Ditemi: in cosa differisce
Questa sera dalle altre sere?
In cosa, ditemi, differisce
Questa pasqua dalle altre pasque?
Accendi il lume, spalanca la porta
Che il pellegrino possa entrare,
Gentile o ebreo:
Sotto i cenci si cela forse il profeta.
Entri e sieda con noi,
Ascolti, beva, canti e faccia pasqua.
Consumi il pane dell’afflizione,
Agnello, malta dolce ed erba amara.
Questa è la sera delle differenze,
In cui s’appoggia il gomito alla mensa
Perché il vietato diventa prescritto
Così che il male si traduca in bene.
Passeremo la notte a raccontare
Lontani eventi pieni di meraviglia,
E per il molto vino
I monti cozzeranno come becchi.
Questa sera si scambiano domande
Il saggio, l’empio, l’ingenuo e l’infante,
E il tempo capovolge il suo corso,
L’oggi refluo nel ieri,
Come un fiume assiepato sulla foce.
Di noi ciascuno è stato schiavo in Egitto,
Ha intriso di sudore paglia ed argilla
Ed ha varcato il mare a piede asciutto:
Anche tu, straniero.
Quest’anno in paura e vergogna,
L’anno venturo in virtù e giustizia.

Primo Levi, 9 aprile 1982

(Ad ora incerta, Garzanti).

Piccoli poeti

Quello che resta

Nel mio paese resta ancora la guerra
resta la morte e la paura.
Quando lascio i miei amici
mi resta la loro delicatezza.
Quello che resta del mondo nel mio cuore
è felicità e tristezza.

 

Candiani

Chandra Livia Candiani

 

La poesia riportata qui sopra è di Baraa, una bambina siriana di dieci anni, che vive in Italia; è una delle poesie di bambini pubblicate su La Lettura, suppl. culturale del Corriere della Sera, domenica 21 luglio 2013, col titolo “La scuola dei poeti (di dieci anni)”. Queste poesie sono una parte del risultato del lavoro che fa la poetessa Chandra Livia Candiani (nella foto), insegnando poesia nelle scuole milanesi. Proprio un lavoro bellissimo, spero che continui a lungo.

Una poesia per il 13 marzo

loggia_vaticana2Mi meraviglia sempre la capacità dei poeti di trasfigurare momenti, cose, situazioni… A distanza di un mese dalla sera del 13 marzo, nella quale il conclave ha eletto il card. Bergoglio come successore di Benedetto XVI col nome di Francesco, condivido questa poesia della poetessa inglese Sally Read (cf. qui per chi vuole sapere qualcosa di lei), pubblicata sul Tablet del 30 marzo 2013. (Segue una mia pasticciata traduzione italiana: ogni suggerimento per correggerla o migliorarla sarà gradito!).

Buona sera

From above, they looked like water,
shoulder to shoulder that wet, black evening.
Then, flickers of cell-phones, flashes, intensified,
so, from high, they became a woman’s evening dress
sewn with sequins, beads, that glinted on her curves
in certain lights. What must he have felt,
stood up there clothed in sudden white,
hands at his sides, watched and quietly watching?

But, when he asked for prayer (for it is in our giving),
the glittering mass healed to silence (that we receive).
And he bent, like a man alone on a shoreline,
by this drenching pattern of humanity –
its needs and lusts, and loves and grudges,
and hard-won holinesses –
while they listened together for God’s listening,
as still water aches for the breaking touch of rain.

                                                     Sally Read

(traduzione italiana)

Buona sera
Dal basso, sembravano acqua,
spalla a spalla, in quella sera umida e scura.
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Padre Malloy

C’è una poesia dell’Antologia di Spoon River che lessi parecchi anni fa, e che mi piace condividere alla vigilia della festa dei santi Pietro e Paolo. La traduzione è quella “storica” di Fernanda Pivano.

Voi siete lassù, padre Malloy,
dov’è il santo suolo, e la croce segna ogni tomba,
non qui con noi sulla collina —
noi di fede vacillante, e visione confusa
e speranze fluttuanti, e peccati non perdonati.
Eravate così umano, padre Malloy,
quando a volte prendevate con noi un bicchiere,
con noi altri che volevamo riscattare Spoon River
dalla freddezza e dalla tetraggine della moralità provinciale.
Eravate come un viaggiatore che porta una scatoletta di sabbia
dai deserti intorno alle piramidi
e ci fa toccar con mano l’Egitto.
Parlavate e partecipavate di un gran passato
e tuttavia eravate così vicino a tanti di noi.
Credevate nella gioia della vita.
Non avevate vergogna della carne.
Affrontavate la vita com’è,
e come muta.
Alcuni di noi altri quasi vennero a voi, padre Malloy,
vedendo come la vostra chiesa aveva compreso il cuore,
e provveduto ad esso,
attraverso Pietro la Fiamma,
Pietro la Rupe.
E. Lee Masters, Antologia di Spoon River