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Vescovi al vento

Non so se sia proprio il vento dello Spirito… in ogni modo, mi piace ricordare con questa immagine, presa nel cortile di S. Damaso subito dopo l’udienza con papa Francesco, il corso di formazione per i nuovi vescovi, al quale anch’io ho partecipato dal 6 al 14 settembre scorsi.

Qualcosa avremo pure imparato… ma soprattutto abbiamo imparato a conoscerci tra noi, vescovi provenienti da ogni parte del mondo, e a conoscere un po’ meglio la Chiesa nella varietà delle sue situazioni, gioie e problemi, e nel suo desiderio di offrire a tutti la possibilità dell’incontro con Gesù Cristo. Che lo Spirito soffi forte e ci aiuti…

con Francesco in Africa

C’è voluto il viaggio di papa Francesco in Africa per farmi tornare al mio blog dopo mesi di forzato silenzio (forzato dalle molte cose da fare, dopo il mio arrivo nell’Unità pastorale di Bagnolo in Piano): ma come sanno i tre o quattro che ogni tanto vengono a sbirciare queste mie note, a me l’Africa – e specialmente quella che il Papa va a visitare – sta molto a cuore.

Credo di non svelare alcun segreto di stato nel dire (come avevo saputo a giugno) che i vescovi del Rwanda avevano chiesto a Francesco di fare una tappa anche nel loro paese: effettivamente, tra Kenya e Uganda, “è tutta strada”, come si dice dalle mie parti. Peccato che Francesco non ce l’abbia fatta! Ma non importa: sapere che il suo primo viaggio in Africa (non solo da papa ma, se non sbaglio, di tutta la sua vita) lo porta anzitutto proprio in questa regione dei “Grandi Laghi”, mi dà molta gioia.

Non sono in Africa fisicamente, in questi giorni, ma col cuore sì, eccome, se ci sono. Safari njema, papa Francesco!

Il Papa e Chesterton

Dale Ahlquist, uno dei maggiori conoscitore dell’opera di G. K. Chesterton, è stato interpellato a proposito di una citazione del grande scrittore inglese, fatta “a braccio” da papa Francesco nell’omelia mattutina a S. Marta del 5 dicembre scorso. Secondo il resoconto che ne ha poi dato l’Osservatore romano, papa Francesco “ha ricordato lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) che «parlando sulle eresie» ha detto «che un’eresia è una verità, una parola, una verità che è diventata pazza»”.

A quanto pare, il papa nell’omelia si era limitato a parlare di uno “scrittore inglese”, in ogni caso è indubbio che il riferimento fosse a Chesterton. Interpellato dunque a proposito della fonte di questa citazione, Ahlquist si è fatto tradurre in inglese (dalla moglie, che è italiana) il passaggio dell’omelia del papa in questione, e si è messo alla ricerca della citazione, precisando però quanto segue:

Tenete presente che si tratta della traduzione inglese della trascrizione italiana di un’omelia improvvisata da parte di qualcuno che sta facendo una traduzione improvvisata in italiano di un testo che sta citando a memoria da una traduzione spagnola di un testo inglese che non ha mai letto in inglese…

Bello, no? Per il resto della risposta (inclusi i testi di Chesterton a cui il papa fa allusione), andate sul sito di Crisis Magazine.

Pace fatta (speriamo per sempre) con la teologia della liberazione

p. Gustavo Gutierrez Merino
p. Gustavo Gutierrez Merino

Questo lunedì 21 giugno è carico di ricorrenze “alte”: 50 anni fa Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, veniva eletto papa e succedeva a Giovanni XXIII prendendo il nome di Paolo VI – il primo papa della mia vita che ho potuto avvicinare personalmente, nei primi anni degli studi romani.

Oggi è anche il centesimo giorno di pontificato di papa Francesco: come non rispondere al “favore”, che chiede continuamente, di pregare per lui e per il ministero che gli è stato affidato?

Ma la notizia di oggi che vorrei mettere più in rilievo è quella della “pace” fatta (e duratura, speriamo, dato che giunge anche un po’ tardiva…) tra la S. Sede e la teologia della liberazione, “da annoverare… tra le correnti più significative della teologia cattolica del XX secolo”: chi esprime questo giudizio è l’arcivescovo G. L. Müller, attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, e da tempo estimatore e amico del “padre” della teologia della liberazione, il teologo (dei domenicani) peruviano Gustavo Gutierrez.

Il punto di vista di mons. Müller non è nuovo: per saperne di più, guardata l’articolo pubblicato oggi su Vatican Insider da Gianni Valente (a questo link). Non è la prima volta, naturalmente, che una linea teologica deve aspettare decenni, e passare attraverso critiche e condanne, perché poi ne sia riconosciuto il valore (era successo anche ai teologi del “ritorno alle fonti” degli anni ’30 e ’40: Chenu, Congar, de Lubac, Bouillard ecc., molti dei quali furono poi tra i teologi del Vaticano II): ma quando succede, è il caso di rallegrarsene.

Una poesia per il 13 marzo

loggia_vaticana2Mi meraviglia sempre la capacità dei poeti di trasfigurare momenti, cose, situazioni… A distanza di un mese dalla sera del 13 marzo, nella quale il conclave ha eletto il card. Bergoglio come successore di Benedetto XVI col nome di Francesco, condivido questa poesia della poetessa inglese Sally Read (cf. qui per chi vuole sapere qualcosa di lei), pubblicata sul Tablet del 30 marzo 2013. (Segue una mia pasticciata traduzione italiana: ogni suggerimento per correggerla o migliorarla sarà gradito!).

Buona sera

From above, they looked like water,
shoulder to shoulder that wet, black evening.
Then, flickers of cell-phones, flashes, intensified,
so, from high, they became a woman’s evening dress
sewn with sequins, beads, that glinted on her curves
in certain lights. What must he have felt,
stood up there clothed in sudden white,
hands at his sides, watched and quietly watching?

But, when he asked for prayer (for it is in our giving),
the glittering mass healed to silence (that we receive).
And he bent, like a man alone on a shoreline,
by this drenching pattern of humanity –
its needs and lusts, and loves and grudges,
and hard-won holinesses –
while they listened together for God’s listening,
as still water aches for the breaking touch of rain.

                                                     Sally Read

(traduzione italiana)

Buona sera
Dal basso, sembravano acqua,
spalla a spalla, in quella sera umida e scura.
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