Archivi tag: Paolo VI

Pace fatta (speriamo per sempre) con la teologia della liberazione

p. Gustavo Gutierrez Merino
p. Gustavo Gutierrez Merino

Questo lunedì 21 giugno è carico di ricorrenze “alte”: 50 anni fa Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, veniva eletto papa e succedeva a Giovanni XXIII prendendo il nome di Paolo VI – il primo papa della mia vita che ho potuto avvicinare personalmente, nei primi anni degli studi romani.

Oggi è anche il centesimo giorno di pontificato di papa Francesco: come non rispondere al “favore”, che chiede continuamente, di pregare per lui e per il ministero che gli è stato affidato?

Ma la notizia di oggi che vorrei mettere più in rilievo è quella della “pace” fatta (e duratura, speriamo, dato che giunge anche un po’ tardiva…) tra la S. Sede e la teologia della liberazione, “da annoverare… tra le correnti più significative della teologia cattolica del XX secolo”: chi esprime questo giudizio è l’arcivescovo G. L. Müller, attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, e da tempo estimatore e amico del “padre” della teologia della liberazione, il teologo (dei domenicani) peruviano Gustavo Gutierrez.

Il punto di vista di mons. Müller non è nuovo: per saperne di più, guardata l’articolo pubblicato oggi su Vatican Insider da Gianni Valente (a questo link). Non è la prima volta, naturalmente, che una linea teologica deve aspettare decenni, e passare attraverso critiche e condanne, perché poi ne sia riconosciuto il valore (era successo anche ai teologi del “ritorno alle fonti” degli anni ’30 e ’40: Chenu, Congar, de Lubac, Bouillard ecc., molti dei quali furono poi tra i teologi del Vaticano II): ma quando succede, è il caso di rallegrarsene.

Concilio Vaticano II e rito della Messa

Riprendo dal blog di Matias Augé questo intervento del papa Paolo VI, tenuto nel corso del Concistoro del 24 maggio 1976:

[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio là dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovataL’adozione del nuovo “Ordo Missae” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populoIl nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino […]