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per p. Jacques Hamel

Esco da un silenzio di mesi, dovuto soprattutto al poco tempo, per dire una parola a riguardo dell’assassinio di p. Jacques Hamel, prete francese ucciso ieri mattina “in nome dell’Islam” in una chiesa di Rouen, in Normandia.

Poiché tra pochi giorni ricorre il ventesimo anniversario dell’assassinio di mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano in Algeria, ucciso dall’odio fanatico l’1 agosto 1996 insieme con l’autista (musulmano), prendo da lui le parole con le quali, in un testo del novembre 1995, commentava l’uccisione di sr. Odette Hélène Prévaut e il ferimento della consorella Chantal Marie Odette a Kouba (Algeri) il 10 novembre 1995. Così scriveva Claverie qualche giorno dopo (il testo è lungo, ne riprendo solo le parti iniziale e finale; per il testo completo: Lettere dall’Algeria di P. Claverie assassinato per il dialogo con i musulmani, Paoline, Milano 1998, pp. 227-231):

Bravi! Gli eroici combattenti della giustizia hanno di nuovo colpito… hanno spiato, seguito e atteso i loro bersagli. E, mentre le due donne disarmate stavano recandosi all’appuntamento con un’amica che avrebbe dovuto accompagnarle a Kouba dove, anche quel venerdì, sarebbero andate a pregare per la pace, i nostri due eroi appostati hanno sparato e hanno ucciso Odette e ferito Chantal alla spalla, al volto e al braccio che aveva alzato per proteggersi, in un riflesso irrisorio di difesa.
Bravi! A voi che avete scelto questo tipo di guerra che chiamata volte gihad, la guerra santa contro i nemici di Dio, i tiranni e gli sfruttatori, i corrotti e gli ipocriti, “gli infedeli, gli ebrei e i cristiani”. Da anni, ma a volte anche da secoli, avete commentato i vostri Libri sacri, sondato le intenzioni divine, scoperto la volontà di Dio, giudice del bene e del male, separando i buoni dai cattivi per arrivare poi alla decisione che bisognava purificare la terra per farvi scendere il Cielo. Avete, con i vostri durûs (lezioni) e le vostre prediche, pazientemente formato i vostri discepoli, educandoli a diventare i docili esecutori dei decreti divini, convincendoli della nobiltà della loro missione e promettendo loro le ricompense eterne. Uccidere un kâfir (infedele) non è forse una hasana (opera buona)? […]

Un bravo a tutti voi! E, in fondo, grazie. Infatti ci ricordate cose importanti che, nel nostro dramma quotidiano, rischiamo di dimenticare:

– Non si può difendere una giusta causa con mezzi sporchi. Il fine non giustifica non importa quale mezzo. Cedere a questo meccanismo significa preparare un futuro d’inferno.

– Non mescoliamo Dio ai nostri conflitti umani. Lasciamo che Dio sia Dio e non facciamoci convincere troppo dai suoi inviati o dagli esecutori dei suoi giudizi. Il giudizio non ci appartiene.
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21 maggio: in preghiera davanti all’Unico

O Dio, tu sei nostro Creatore.
Tu sei buono e la tua misericordia è senza limiti.
A Te la lode di ogni creatura.
O Dio, tu hai dato a noi uomini una legge interiore di cui dobbiamo vivere.
Fare la Tua volontà, e compiere il nostro compito.
Seguire le Tue vie e conoscere la pace dell’anima.
A Te offriamo la nostra obbedienza.
Guidaci in tutte le iniziative che intraprendiamo sulla terra.
Liberaci dalle nostre tendenze cattive che distolgono il nostro cuore dalla Tua volontà.
Non permettere che invocando il Tuo nome,
giustifichiamo i disordini umani.
O Dio, Tu sei l’unico. A Te va la nostra adorazione.
Non permettere che ci allontaniamo da Te.
O Dio, giudice di tutti gli uomini,
aiutaci a far parte dei tuoi eletti nell’ultimo giorno.
O Dio, autore della giustizia e della pace,
accordaci la vera gioia, e l’autentico amore,
nonché una fraternità duratura tra i popoli.
Colmaci dei Tuoi doni per sempre.
Amen!

Questa che ho riportato è la preghiera che S. Giovanni Paolo II ha fatto al termine del discorso ai giovani incontrati a Casablanca, in Marocco, il 19 agosto 1985. La riprendo oggi per ricordare la morte dei Monaci trappisti di Tibhirine (nella foto: cappella del monastero), in questa data del 21 maggio che ne fissa ufficialmente il martirio, avvenuto nel 1996. Fr. Christian de Chergé, in una lettera inviata a p. Maurice Borrmans da Tibhirine il 6 ottobre 1985, commentava così questa preghiera, «senz’altro personale ed espressa in ‘noi’ e amâma-kum: preghiera d’Imâm, all’ora del Maghrib.
[Giovanni Paolo II] ha certamente voluto che questa preghiera fosse l’occasione e il mezzo di una comunione già possibile; l’ha concepita in modo che il suo uditorio si sentisse “chiamato alla preghiera” e non solo spettatore di un atto compiuto da un estraneo. In questo senso, mi sembrava che avesse adempiuto pienamente al suo ruolo apostolico e profetico, nella Chiesa e per il mondo, quello di manifestare [signifier] il Cristo che intercede continuamente a nostro favore e di confermare i fratelli nella ricerca di Dio» (Ch. de Chergé Prieur de Tibhirine, Lettres à un ami fraternel. Introd. et édit. du p. M. Borrmans, Bayard 2015, p. 228).