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s. Agostino e l’antica Ippona

C’è una notizia che forse in Italia, compresa l’Italia cristiana, non ha avuto molta attenzione, ma che ritengo giusto rilanciare: è stata riaperta oggi 19 ottobre, dopo un periodo di restauro durato due anni, la basilica di S. Agostino ad Annaba, in Algeria. Annaba, non lontana dal confine con la Tunisia, è l’antica Ippona, l’Hippo Regius di cui Agostino fu vescovo dal 396 alla morte nel 430. È fonte di grande gioia pensare che questa chiesa – une delle pochissime chiese cristiane ancora aperte al culto in Algeria – sia stata restaurata, con il contributo di personalità di varia provenienza geografica e religiosa; e con un contributo personale di papa Benedetto XVI, e possa essere così ancora oggi meta di visite e pellegrinaggi. E anche se la basilica ora restaurata non è materialmente la chiesa nella quale tante volte Agostino ha predicato, prima da prete e poi da vescovo, è impossibile per me dimenticare le parole con le quali il biografo di Agostino, Possidio, conclude il suo racconto:

… egli fu un vescovo gradito e caro a Dio, vissuto correttamente e integramente nella fede, nella speranza e carità della Chiesa cattolica: lo riconoscono tutti quanti traggono profitto dalla lettura dei suoi scritti religiosi. Ma, io penso, ottennero maggior profitto coloro che poterono anche vederlo presente nella chiesa e l’udirono parlare, e soprattutto chi conbbe il suo modo di vita fra gli uomini.

Popolo di Dio

AvvenireL’edizione del 19 febbraio 2013 di Avvenire (giornale, ci tengo a precisarlo, al quale sono abbonato da anni) titola in prima pagina: “Il popolo di Benedetto”. Marina Corradi, nell’articolo “Una semplice risposta” a p. 2 di Avvenire del 20 febbraio (preceduto dall’occhiello: “Tante domande al «popolo di Benedetto XVI», ma non quella giusta”), rilancia: “… la Chiesa è anche, e prima di tutto, il suo [del Papa, sembra di capire dal contesto] popolo…”.

Sarà l’enfasi giornalistica, sarà il dispiacere per la scelta della rinuncia fatta da Benedetto XVI, sarà quello che si vuole… Ma perché, almeno in casa cattolica e mentre celebriamo il 50° del concilio Vaticano II, non torniamo al “popolo di Dio”, di cui parla il concilio stesso nel II capitolo della Lumen gentium?

I Padri della Chiesa secondo Benedetto XVI

È uscito il n. 2/2010 di Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione, la rivista della Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna: vi ho pubblicato una “nota” su «I padri della Chiesa, maestri e testimoni della fede, nell’insegnamento di Benedetto XVI». Ne riproduco l’abstract:

Tra il 2007 e il 2008, in 46 «catechesi» proposte durante le udienze generali del mercoledì, il papa Benedetto XVI ha presentato il profilo di 36 padri della Chiesa o scrittori ecclesiastici. Dopo uno sguardo d’insieme su queste catechesi, l’articolo richiama le qualifiche con le quali Benedetto XVI designa i Padri, i tratti più rilevanti del loro modo di fare teologia, alcuni dei contenuti teologici e spirituali più sottolineati, tra i quali spicca l’attenzione che il papa ha riservato alla dottrina patristica sulla preghiera. L’approccio che emerge è quello di una attenzione «sinfonica» alla tradizione della Chiesa, che non vuole relegare i Padri nello studio specialistico, ma li offre all’ascolto della Chiesa in una linea simile a quella del «ritorno alle fonti» che contribuì a preparare il rinnovamento conciliare. L’articolo è pubblicato in RTE 14(2010) 381-404.

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