Rwanda: 18 anni

 Il Venerdì santo, 6 aprile, coincide quest’anno – non è la prima volta – con l’anniversario dell’inizio dei massacri che insanguinarono il Rwanda nel 1994. Sono passati 18 anni; a ricordo, riprendo una pagina del diario del primo viaggio che don Luigi Guglielmi fece in Rwanda all’indomani del genocidio, nel novembre del 1994. Visitò tra l’altro la chiesa di Ntarama, dove i corpi degli uccisi erano ancora ammucchiati uno sull’altro (li ho visti anch’io così, nel 2000; poi sono stati finalmente rimossi). Ecco le annotazioni di quella visita:

A Ntarama, una succursale a otto chilometri da Nyamata, c’è stato l’ennesimo massacro; i corpi sono ancora là, nessuno li ha toccati. Per arrivarci dobbiamo rientrare verso Kigali per pochi chilometri, poi svoltiamo a sinistra, tre km. e siamo alla succursale…

Ci avviciniamo. Lo spettacolo è terrificante. Davanti alla chiesa qualcuno ha allineato in bella mostra non meno di cinquanta teschi, molti dei quali portano inconfondibile il colpo del machete che li ha spaccati in due… Ma il vero spettacolo è dentro: in mezzo a un fetore indescrivibile, centinaia di corpi ancora nei loro abiti e qualche oggetto familiare, una tanica o altro, formano un uniforme tappeto di carne in decomposizione. Usciamo rapidamente in preda all’orrore, entriamo nella casa dei padri e in un’altra casetta vicina: stesso spettacolo, nelle pose più diverse, riversi, appoggiati al muro. A tanto arriva la ferocia degli uomini quando si lasciano guidare dalla vendetta e dall’odio. Non riusciamo a immaginare come sia avvenuto il massacro: anche qui dei buchi nei muri; non osiamo immaginare quello che potevano provare le centinaia di persone ammassate all’interno mentre da fuori gli indemoniati massacratori a colpi di piccone abbattevano il muro in più punti per farsi un varco e procedere al massacro generalizzato.

(da L. Guglielmi, Il rischio della carità. Scritti scelti 19891996, Ed. S. Lorenzo, Reggio Emilia, 2011, p. 264).

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