Plagio

Tra le “cose variegate” che accade a un docente di incontrare, sempre più spesso, ovviamente favorita dall’enorme quantità e facilità d’uso di risorse on-line – si presenta la pratica del plagio – qui inteso come “il fatto di chi pubblica o dà per propria l’opera letteraria o scientifica o artistica di altri; anche con riferimento a parte di opera che venga inserita nella propria senza indicazione della fonte: un pletterario. Per estens., lo scritto o l’opera in cui il plagio si effettua” (definizione presa dal Vocabolario Treccani). Dispiace dover constatare la sorprendente frequenza con la quale tale pratica si incontra anche negli studi ecclesiastici: negli studenti (qualche volta già preti…) e, bisogna riconoscerlo, anche nei docenti (voglio sperare per inavvertenza: e sono il primo a riconoscere che può capitare, soprattutto nelle nostre condizioni di lavoro).

Non ho fatto indagini a tappeto, ma mi sembra che negli USA la questione sia affrontata in modo più serio che da noi – o forse è perché mi sono imbattuto in alcune cose provenienti da quell’ambiente, e che segnalo qui:
– anzitutto, un recentissimo articolo della rivista dei gesuiti statunitensi America, che affronta direttamente la questione: l’articolo è disponibile sul sito della rivista, a questo link
– esistono anche siti dedicati al problema (come Plagiarianism.org) e dei software basati su internet per la ricerca di plagi (ad esempio turnitin.com); in italiano, si può vedere compilatio.net, che ha curato anche una recente ricerca al riguardo.

Mi piacerebbe che anche nelle Facoltà teologiche si affrontasse più a fondo la questione visto che, ahimé, le virtù cristiane (ma basterebbe l’onestà, come dire, ‘pre-cristiana’) da sole non sembrano opporre un baluardo sufficiente alla tentazione del copia-incolla abusivo.