ad-Dio a don Vittorio Chiari

Un altro amico se n’è andato: sì, verso Dio, e questa è certo la grande consolazione, e la convinzione che l’amicizia terrena assume altre forme, altre vie di comunione. Ma con don Vittorio Chiari, salesiano, morto questa mattina dell’11 febbraio 2011 sotto la protezione della Vergine Maria di Lourdes, non se ne va soltanto un amico (e scusate se è poco), e un grande e bravo cristiano e prete, ma anche un altro «pezzo» di quanto ci è stato dato di vivere negli anni passati: a Reggio Emilia per quanto mi riguarda, come altri senz’altro hanno vissuto nei luoghi di presenza e ministero di don Vittorio. Così, dopo don Luigi Guglielmi, al quale era legato da fraterna amicizia, anche don Vittorio ha chiuso anzitempo (secondo i nostri giudizi) il suo cammino terreno. Mi conforta sapere che ora ritroverà don Gigi e che la sua clownerie potrà rallegrare gli angeli e, perché no, il Dio in cui ha creduto e sperato e che ora lo accoglie nella sua pace.

Liturgia e bellezza…

… oggi se ne parla molto, e non sempre – mi sembra – a proposito. Un articolo di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, “Bellezza. Andare a Messa con arte”, pubblicato su Avvenire il 6 febbraio 2011, mi sembra che faccia utilmente il punto sulla questione e contribuisca a sfatare alcuni luoghi comuni, facendo attenzione al celebrare concreto delle comunità spesso anche povere di risorse. Questo il link diretto all’articolo.

Canto di Simeone

Ho sempre amato, da quando l’ho letto la prima volta, il Canto di Simeone di T.S. Eliot. Oggi (2 febbraio) è il giorno adatto per riproporlo:

Canto di Simeone

Signore, i giacinti romani fioriscono nei vasi
E il sole dell’inverno s’insinua sui colli di neve;
La stagione ostinata si sofferma.
La mia vita è leggera, in attesa del vento di morte,
Come una piuma sul dorso della mano.
La polvere nel sole e la memoria negli angoli
Attendono il vento che gela verso la terra morta.

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Cristiani e mondo

Ecco un bel testo (mi pare) di s. Ignazio di Antiochia, su come “stare nel mondo” da cristiani “non graditi” (o non sempre graditi):

Pregate incessantemente per gli altri uomini, perché c’è speranza che essi si pentano per arrivare a Dio. Permettete loro di apprendere almeno dalle vostre opere. Siate miti di fronte alla loro ira, umili di fronte alla loro superbia, opponete le preghiere alle loro bestemmie, saldi nella fede di fronte al loro errore, pacifici di fronte alla loro ferocia, senza cercare di imitarli. Dimostriamoci loro fratelli nella bontà, adoperiamoci a imitare il Signore – chi ha patito più di lui l’ingiustizia? chi è stato più defraudato, maltrattato? –, affinché non si trovi in voi l’erba del diavolo ma perseveriate in tutta purezza e temperanza in Gesù Cristo secondo la carne e lo spirito. (Lettera agli Efestini, 10,1-3; trad. di M. Simonetti, in Seguendo Gesù. Testi cristiani delle origini, a c. di M. Simonetti e E. Prinzivalli, Mondadori – Fondazione Valla, Milano 2010, p. 353)

Noi delle strade

C’è gente che Dio prende e mette da parte.
Ma ce n’è altra che egli lascia nella moltitudine, che non “ritira dal mondo”.
È gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe.
Gente che ha malattie ordinarie, e lutti ordinari.
Gente che ha una casa ordinaria, e vestiti ordinari.
È la gente della vita ordinaria.
Gente che si incontra in una qualsiasi strada.
Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta che si è rinchiusa definitivamente sopra di essi.
Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messo è per noi il luogo della nostra santità.
Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perché se questo necessario ci mancasse, Dio ce lo avrebbe già dato. (M. Delbrêl).