mons. Massimo Camisasca a Reggio Emilia

Il vescovo saluta un detenuto dell’OPG: a destra il cappellano, d. Daniele Simonazzi

La mia diocesi di Reggio Emilia – Guastalla ha accolto domenica 16 dic. il nuovo vescovo, mons. Massimo Camisasca (cronaca della giornata nel sito web della diocesi).

Riporto qui le parole con le quali il nuovo vescovo, domenica mattina, ha saluto i detenuti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia: è stata la prima visita che il vescovo ha voluto fare mettendo piede in diocesi; e poiché ogni tanto ho la grazia di celebrare l’Eucaristia domenicale all’OPG, mi sento particolarmente vicino a questo incontro.

Cari fratelli, ho desiderato iniziare da qui il mio ministero di vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, dal luogo dove più profonda è la prova.
Chi è il vescovo, vicario di Cristo, se non colui che cerca l’uomo? La malattia mentale e la privazione della libertà sono strade di abissale oscurità, di perdutezza dell’io, che mi invitano a prendere coscienza del fatto che sono stato mandato in questa terra per cercare coloro che si sono perduti. L’uomo dolente, l’uomo solo, l’uomo malato, l’uomo disperato. Cerco gli uomini per dire loro: A voi, gli «sconosciuti del dolore» (Paolo VI, Messaggio ai poveri, ai malati e a tutti coloro che soffrono a chiusura del Concilio Vaticano II, 8 dicembre 1965), voglio portare il perdono e l’eucarestia di Gesù, voglio dire: “non disperate, perché Dio si è fatto uomo per esservi vicino”.
Ringrazio perciò il direttore di questo ospedale psichiatrico, per le parole che mi ha rivolto e per il suo lavoro quotidiano. Ringrazio il cappellano, i medici, gli infermieri, il personale direttivo, la polizia carceraria, i volontari. A loro dico: sappiate che vi è chiesto un lavoro duro, forse ignoto e invisibile ai più, ma un lavoro grande, degno dell’uomo. All’uomo non è concesso che raramente di operare guarigioni, ma è concesso sempre di prendersi cura. In questo prendersi cura dell’altro sta la più grande manifestazione dell’umano.
Io pregherò ogni giorno per voi, persone qui recluse e persone che qui lavorate. Sappiate che nessun sacrificio o dolore è perduto, nessuno è senza peso e senza valore.
Con la mia benedizione.