Misericordia

Tra i vari commenti circolati in questi giorni sui mezzi di informazione a proposito della morte di Gheddafi e sui doveri/abusi dell’informazione al riguardo – e premettendo che considero vergognoso il modo in cui la nostra classe politica ha “onorato” in questi anni il dittatore libico, per mero calcolo economico – trovo pertinente e incisiva questa lettera pubblicata sulla Stampa** del 22 ottobre 2011:

Caro Direttore, sono una ragazza di 26 anni. Leggendo quello che molti giornali scrivevano sul ribelle di 20 anni che ha sparato a Gheddafi sono rimasta colpita: in particolare guardando la sua foto sorridente mentre tiene in mano la pistola d’oro del colonnello. Non posso neanche immaginare quel che questo popolo ha vissuto, quel che ha patito e l’odissea degli ultimi mesi, ma a noi, ai ragazzi come me cosa arriva? Che quando i «buoni» (tutto da dimostrare) uccidono i cattivi è una festa. Mi è venuto da pensare che quel ragazzo di appena 20 anni ha ucciso. Mi è tornata alla memoria mia nonna, che pur avendo sofferto il fascismo e perso il marito per questo motivo, aveva la misericordia di dire: «Però il duce l’hanno ucciso come un cane», riconoscendo l’invalicabilità di alcuni limiti. Che le situazioni della vita siano complicate e misteriose è certo, ma è così semplice passare sopra alla morte e fare in modo che anche io perda la misericordia che aveva mia nonna?
                                                                         Silvia Dusi