Il naufragio e la Quaresima

Il relitto inclinato della nave Costa «Concordia» è ancora là, dove si è adagiato la sera del 13 gennaio scorso, davanti all’Isola del Giglio: e, a quanto è possibile prevedere a qualche settimana dal disastro, ci resterà ancora a lungo, prima che si trovi il modo di rimuoverlo – sempre che non provveda il mare a inghiottirlo. Se non si realizzerà quest’ultima ipotesi, la nave abbattuta rimarrà là, dove ha interrotto la sua navigazione, anche durante le settimane dell’imminente quaresima, i quaranta giorni che i cristiani – guardando prima di tutto alla vicenda di Gesù, che il vangelo liturgico di quest’anno riassume in due scarni versetti («E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano»: Mc 1,12-13) – vivono come un “tempo forte”, un tempo nel quale riprendere con rinnovata fiducia e impegno le vie di Dio, per disporsi a celebrare e a ricevere ancora una volta il dono pasquale…

Il testo completo di questa riflessione, scritta su richiesta di Settimana, può essere scaricato dal sito della rivista, a questo link.