I Padri Bianchi martiri in Algeria

Ritorno a uno dei temi che mi sono cari: le vicende dell’Algeria negli anni ’90, la testimonianza data dalla piccola comunità cristiana là residente, testimonianza evangelica vissuta attraversi la solidarietà con il popolo algerino, in stragrande maggioranza musulmano e sottoposto alla violenza e all’odio.

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Ricorre il 27 dicembre di quest’anno il ventesimo anniversario dell’assassinio, avvenuto a Tizi Ouzou, di quattro Missionari d’Africa (più conosciuti come “Padri Bianchi”):  Alain Dieulangard (foto 1), 75 anni, Jean Chevillard (foto 2), 69 anni, Charles Deckers (foto 3), 70 anni,  e Christian Chessel.

La loro morte è stata ricordata in questi giorni (cf. questo link per saperne di più): fr. Christophe Lebreton, trappista di Tibhirine, che sarebbe stato ucciso nel 1996, commentò la notizia, in una sua nota di diario del 28 dic. 1994, citando un testo di s. Thomas Becket che si concludeva con la frase: «Il martire non desidera più niente per se stesso, neppure la gloria di subire  il martirio».

E continuava:

«… Rachele piange perché essi non sono più. La nostra Chiesa piange ma il suo lutto si trasforma in gioia: Paule-Helène, Henri, Esther, Cardia, Alain, Jean, Charlie, Christian. Essi vivono nel tuo Io sono. Un potere più forte è entrato nel mondo dopo l’annuncio fatto a Maria: potere di nascere che viene da Dio, che è tutto la sua storia d’amore: tu sei il mio Figlio. Abba. Fa’ venire il tuo regno, Padre: lo Spirito, là dove tu ci vuoi».

Aggiorno il post per segnalare l’articolo apparso sull’Osservatore Romano in data 28 dicembre, sempre nel ventennale della morte dei Padri Bianchi uccisi a Tizi Ouzou nel 1994