Giornalisti

Vorrei spezzare una lancia a favore dei giornalisti, categoria spesso (forse non del tutto a torto) guardata con un certo disprezzo e sufficienza. Ma due spunti recenti meritano a mio avviso una sottolineatura.

Domenico Quirico
Domenico Quirico

In questi mesi ho seguito con apprensione la vicenda di Domenico Quirico, l’inviato de La Stampa rapito in Siria nell’aprile scorso e liberato pochi giorni fa. L’ho molto stimato e ancora lo stimo per il suo modo di raccontare le cose dal di dentro; negli anni delle vicende drammatiche dell’Africa dei “grandi laghi” (genocidio rwandese del 1994 ecc.), trovavo i suoi articoli sull’Africa tra i migliori, se non i migliori in assoluto, nel giornalismo italiano. La testimonianza che ha reso in questi giorni alla Radio Vaticana anche sul modo in cui ha vissuto da credente le settimane terribili della prigionia in Siria (cf. questo link) non fa che confermarmi in questa stima e nel continuare a cercare di essere vigilanti, sulla Siria e sulle molte altre situazioni terribili presenti nel mondo.

Domenico Del Rio
Domenico Del Rio

E da Quirico a un altro Domenico, pure lui giornalista, ma che non è più tra noi da dieci anni: Domenico Del Rio, che fu per molti anni “vaticanista” a La Repubblica e poi alla Stampa (se può interessare, probabilmente ho incominciato a leggere Quirico quando, da lettore più o meno affezionato della Repubblica passai alla Stampa, tra gli altri motivi perché non sopportavo più il modo in cui Repubblica trattava le questioni religiose: e con mia grande soddisfazione, non molto dopo proprio Del Rio lasciò Repubblica e incominciò a lavorare per il giornale torinese). Sul settimanale A sua immagine (ma lo ritrovate a questo link), Sante Cavalleri pubblica un bel ricordo di questo giornalista, di cui ricostruisce la vicenda spirituale – che parte da Piacenza, passa attraverso i Frati minori dell’Emilia Romagna, dai quali esce per approdare poi al matrimonio con l’amatissima Janja, si svolge attraverso l’attività giornalistica, in particolare nel seguire il pontificato di Giovanni Paolo II: con due “picchi”, negativo l’uno (quando nel 1985 Del Rio, che aveva espresso alcuni giudici critici sui viaggi papali, fu escluso, per volere della Segreteria di Stato, dai giornalisti a seguito del papa in un viaggio in America Latina), l’altro positivo (nel 1992, quando Del Rio poté seguire molto da vicino Giovanni Paolo II nel corso della visita in Angola); e che portarono Del Rio a ritrovare fede, pace e serenità proprio grazie alla testimonianza del papa che nel titolo del suo libro postumo chiamò Karol il Grande (San Paolo 2003), e che sul letto di morte (è morto il 26 gennaio 2003) volle far ringraziare dall’amico e collega Luigi Accattoli.

Ho avuto occasione di incrociare un paio di volte, ma in modo del tutto superficiale, Domenico Del Rio – e sono finito, sia pure “anonimamente” e accidentalmente (ma con foto!) dentro a un suo articolo su Repubblica: non dirò certo né quando né in che circostanza, preferendo ricordare con gratitudine un credente e un giornalista che ha onorato il suo difficile lavoro e la sua fede.