Gesuiti

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Roma, Università Gregoriana

Ogni mia previsione circa l’elezione del nuovo papa è stata lietamente smentita: e tutti i vari “primati” (oltre a quello che gli compete per l’ufficio) riconosciuti a papa Francesco – primo papa latino-americano, primo papa gesuita, primo ad assumere il nome del poverello di Assisi, primo a chiedere la benedizione del popolo (guardate bene le immagini: stava per dirlo così, poi deve aver pensato che gli stava scappando troppo grossa e ha modificato il tiro) prima di benedirlo… – mi hanno molto rallegrato. L’associazione tra la sua provenienza dalla Compagnia di Gesù e il nome del santo di Assisi sposato a “Madonna Povertà” mi ha indotto a pensare a una cosa di cui vorrei rendere piccola ma convinta testimonianza: i maggiori esempi di una vita religiosa seria nella scelta della povertà li ho avuti proprio dai gesuiti. Ricordo le condizioni spartane in cui vivevano i miei professori all’Università Gregoriana di Roma nella seconda metà degli anni ’70, o le case dei gesuiti visitate in Madagascar vent’anni dopo: uno stile di vita che mi ha edificato (il che non significa che l’abbia imitato…).