Due pensieri dal carcere

Messa in carcere, questa mattina, domenica 12 gennaio. Tanti pensieri e riflessioni, anche a seguito della visita che ho potuto fare anche dentro alcune sezioni (ottimo caffè offerto dai detenuti in una cella); ma condivido solo due pensieri che mi sono venuti durante la Messa.

1. “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito… perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre” (Isaia 42, 6-7). Era la conclusione della prima lettura. Lo confesso: quando ho letto questa e le altre letture della liturgia, per prepararmi e per pensare a cosa dire durante la predica, non avevo associato queste parole al fatto che avrei celebrato con dei carcerati! E confesso che quando le ho sentite leggere, durante la Messa, ho avuto un momento di panico. Mi sono reso conto che non potevo ignorarle. Non dirò come me la sono cavata (non benissimo, credo…): solo, a conti fatti, la riconoscenza a Dio, che con uno schiaffo mi ha un po’ svegliato dalla superficialità con la quale, troppe volte, commento la sua Parola.

2. Durante la distribuzione della comunione: do il Pane eucaristico a qualche detenuto, poi a qualche agente della polizia penitenziaria, ad altri detenuti, a qualche visitatore venuto con me, al direttore del carcere… E penso: ecco qui, guardie e carcerati, prigionieri e noi venuti da fuori… in questo momento, lo Spirito di Dio fa di noi un solo corpo: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1Cor 10, 17). Non può essere solo un bel pensiero spirituale o devozionale. Questo “un solo corpo” (che è poi il Corpo di Cristo) sarà ben più importante delle cose umane, fossero pure le sbarre e le chiavi di un carcere. Dentro quelle mura non ci sono carcerati e custodi, ma fratelli, per i quali Gesù Cristo ha dato se stesso. Potrebbe essere questo un punto di partenza per almeno un po’ più di attenzione al mondo del carcere? È, in definitiva, la prima cosa che ci viene chiesta: un po’ più di attenzione.