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9 aprile 1945: la morte di Dietrich Bonhoeffer

Il 9 aprile di settant’anni fa il pastore e teologo luterano Dietrich Bonhoeffer (nella foto, che lo ritrae nella prigione di Tegel, è il secondo da destra) veniva impiccato a Flossenbürg, insieme con quasi tutti gli  altri del gruppo di opposizione al nazismo che si era radunato attorno all’ammiraglio W. F. Canaris, ucciso nella stessa occasione: tre settimane sole prima del suicidio di Hitler, e un mese prima della resa dell’esercito tedesco…

Nella biografia degli ultimi due anni della vita di Bonhoeffer, trascorsi in carcere (era stato arrestato il 5 aprile del 1943), e nella riflessione che ne nasce, c’è un luogo reggiano importante: S. Polo e la vicina Canossa. Qui era di stanza come militare, nell’estate del 1944, Eberhard Bethge, l’amico fraterno di Bonhoeffer, con il quale Dietrich riusciva a intrattenere una corrispondenza (clandestina) anche in questi mesi così difficili. Proprio al periodo di stanza a S. Polo di Bethge risalgono alcuni dei testi più noti e importanti di Bonhoeffer, che saranno il nucleo di Resistenza e resa (ed. italiana: Queriniana), il libro – curato in un primo tempo dallo stesso Bethge – che raccoglie tutti testi scritti da Bonhoeffer durante il periodo della carcerazione.

Da queste pagine, per ricordare Bonhoeffer a 70 anni dalla morte, prendo  due testi. Il primo è un estratto di una lettera inviata a Bethge con la data 14 agosto 1944, per fargli gli auguri di compleanno, la cui data cadeva due settimane più tardi:

Dio non porta a compimento tutti i nostri desideri, bensì tutte le sue promesse [cf. 2 Cor 1,20], cioè egli rimane il Signore della terra, conserva la sua Chiesa, ci dona sempre nuova fede, non ci impone mai pesi maggiori di quanto possiamo sopportare, ci rende lieti con la sua vicinanza e il suo aiuto, esaudisce le nostre preghiere e ci conduce a sé attraverso la via migliore e più diritta (Resistenza e resa, ed. 2002, p. 530).

Per lo stesso compleanno di Bethge, Bonhoeffer scrisse anche la poesia Stazioni sulla vita della libertà:

Disciplina
Se ti parti alla ricerca della verità, impara anzitutto
la disciplina dei sensi e dell’anima, affinché i desideri
e le membra non ti portino ora qui ora là.
Casti siano il tuo spirito e il tuo corpo, a te pianamente sottomessi
e  ubbidienti, nel cercare la meta loro assegnata.
Nessuno apprende il segreto della libertà, se non attraverso la disciplina.

Azione
Fare e osare non una cosa qualsiasi, ma il giusto;
non ondeggiare nelle possibilità, ma afferrare coraggiosamente il reale;
non nella fuga dei pensieri, solo nell’azione è la libertà.
Lascia il pavido esitare e gettati nella tempesta degli eventi
sostenuto solo dal comandamento di Dio e dalla tua fede,
e la libertà accoglierà giubilando il tuo spirito.

Sofferenza
Straordinaria trasformazione. Le tue forti, attive mani
sono legate. Impotente, solo, vedi la fine
della tua azione. Ma tu prendi fiato, e ciò che è giusto poni,
silenzioso e consolato, in mani più forti, e ti senti appagato.
Solo un istante attingesti beato la felicità,
e poi la consegnasti a Dio, perché le desse splendido compimento.

Morte
Vieni, ora, festa suprema sulla via verso l’eterna libertà,
morte, rompi le gravose catene e le mura
del nostro effimero corpo e della nostra anima accecata,
perché finalmente vediamo ciò che qui ci invidiato di vedere.
Libertà, a lungo ti cercammo nella disciplina, nell’azione e nella sofferenza.
Morendo, te riconosciamo ora nel volto di Dio. (Resistenza e resa, ed. 2002, pp. 531-532)

Pasqua

Angeli parlano
e donne gridano
annunci incredibili
a discepoli impauriti
e uomini poveri
lungo il cammino
hanno pane
e amicizia a nutrire
la sera del cuore
e Lui più non ha
limiti alle prigioni
della nostra paura.
Mangia ancora
alle nostre mense,
ha trafitto i muri
delle nostre case,
amorosamente viola
le nostre porte.
Ci ha vinti all’alba
nel torpore lacerato
del nostro cielo di nubi
mentre c’insidiavano
il sonno e i fantasmi.
Adesso è Luce sul mondo
la tua carne trafitta,
il nostro cammino stanco.

Bernardo Antonini (da Poesie sulla Pasqua a c. di R. Colla, Vicenza 1992, pp. 5-6)

Thomas Merton

Si sono moltiplicati, in questi giorni, i ritratti e le rievocazioni di Thomas Merton (31 gen. 1915 – 10 dic. 1968), il monaco trappista statunitense, molto conosciuto sia per il suo impegno pacifista, sia per la sua spiritualità monastica e il desiderio di farla incontrare anche con forme di monachesimo presenti al di fuori del cristianesimo, e di cui ricorre domani, 31 gennaio, il centenario della nascita. Nei miei ormai lontani anni di liceo, la lettura della sua autobiografia, La montagna dalle sette balze, mi aveva affascinato e certamente è stata una delle ragioni del mio interessamento per il monachesimo.

Un bel contributo su Merton è stato pubblicato su America nel numero che porta la data 19-26 gennaio 2015; segnalo anche il ritratto di Merton apparso sul blog Il Sismografo, da cui riprendo le preghiera finale:

Io, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.
Non vedo la strada che mi sta davanti.
Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
Secondo verità, non conosco neppure me stesso
e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che lo stia davvero facendo.
Ma sono sinceramente convinto che in realtà ti piaccia il mio desiderio di piacerti e spero di averlo in tutte le cose, spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.
So che, se agirò così, la tua volontà mi condurrà per la giusta via,
quantunque io possa non capirne nulla.
Avrò sempre fiducia in te,
anche quando potrà sembrarmi di essere perduto e avvolto nell’ombra della morte.
Non avrò paura,
perché tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli.

Si coglie col cuore come una poesia

Il titolo del post viene da un verso di Rumi, il grande poeta persiano del XIII secolo: ed è anche il titolo proposto per un momento di incontro con la poesia, la musica, la storia, la civiltà e il presente problematico di ciò che oggi è l’Iran (sì, torno ancora sull’Iran…)

Il tutto domenica 18 gennaio 2015 alle 17.30, nel quadro di Phos hilarón – gli appuntamenti proposti dall’IDML di Reggio Emilia e dalla Casa “Madonna dell’Uliveto”: poesia, canzoni popolari, immagini, testimonianze, testi di scrittori (scrittrici, soprattutto) dell’Iran di ieri e di oggi: e, per finire, la celebre aria “Ombra mai fu” dal Serse di G.F. Händel: uno dei più celebri esempi dell’incontro fra la civiltà millenaria della Persia e l’Occidente. Scaricate qui la locandina dell’evento.

In viaggio con i Magi

Dopo il mio viaggio estivo in Iran, non potevo non tornare con la convinzione che i magi provenienti da Oriente fossero persiani (così sono raffigurati nel mosaico di S. Apollinare Nuovo a Ravenna, che vedete qui).

Spinto da questa convinzione, ho provato a riflettere sul Natale proprio partendo dai Magi e dal loro lungo cammino (almeno 2000 chilometri, se venivano dall’antica Persia) verso Betlemme. Mi sono lasciato ispirare anche da una lirica di T.S. Eliot, Il viaggio dei Magi: il risultato è un articolo pubblicato su Settimana poco prima di Natale.

Chi fosse interessato, lo può scaricare a questo link.

70 anni fa l’ultimo capodanno di Bonhoeffer

Avevo già pubblicato sul sito, alla fine del 2011, la poesia che Dietrich Bonhoeffer scrisse in vista del capodanno 1944 – l’ultimo della sua vita, perché sarà impiccato il 9 aprile 1945 per la sua partecipazione alla cospirazione contro Hitler e il regime nazista.

Mi permetto di ricordarla anche quest’anno, a 70 anni da quando Bonhoeffer la scrisse e come augurio soprattutto per chi si sente solo, circondato da paure, ferito dalla vita.

(cliccate sul primo verso per scaricare il testo tutto intero in pdf)

Circondato fedelmente e tacitamente da benigne potenze…