Formati dalla liturgia

“Formati dalla liturgia” è il titolo del dossier pubblicato sull’ultimo numero (luglio 2011) della rivista Vita pastorale.

Vi si trovano vari contributi interessanti, firmati da S. Maggiani, A. Grillo, S. Sirboni, P. Tomatis, E. Mazza, F. Gomiero, D. Piazzi, G. Censi. Una lettura raccomandata per chi si occupa di liturgia. Nello stesso fascicolo, ma in altro contesto, da raccomandare anche il contributo di Severino Dianich “Missa antiqua o moderna?”, che offre in sintesi molti elementi di riflessione sulla odierna querelle intorno al rito della Messa.

“Phos hilarón”: la “prima” domenica 5 giugno

Ultimo appuntamento, domenica 5 giugno alle 18, per la stagione 2010-11 di Phos hilarón, i concerti, spettacoli e incontri che l’Istituto diocesano di musica e liturgia di Reggio Emilia e la Casa “Madonna dell’Uliveto” propongono al pomeriggio della domenica, una volta al mese. Sarà un concerto, con due composizioni di musica contemporanea, commissionate apposta per Phos hilarón: la Cantata interiore, su testo di D. Rimaud e musica di P. Rimoldi, un’opera dedicata alla figura di Maria, ed eseguita per la prima volta nel giugno del 2003; e poi una nuova composizione, che prende lo stesso titolo di Phos hilarón (e prevede tra l’altro il canto sul testo greco di questo antico inno della Chiesa d’Oriente per i vespri), ed è stata commissionata al compositore e direttore d’orchestra Juan Trigos. L’evento è notevole anche perché sarà lo stesso maestro Trigos a dirigere il concerto, che prevede un organico di voci soliste, coro misto, coro di bambini e ensemble strumentale. Lo eseguiranno il coro dell’IDML, con le voci soliste di Loredana Bigi e Sara Fornaciari; coro dei bambini delle classi del corso propedeutico per i bambini; agli strumenti gli insegnanti dell’IDML, con alcuni amici e collaboratori. Per maggiori informazioni, visitate il sito dell’IDML.

Ritorna il clericalismo?

Il Tablet – storico settimanale cattolico inglese – del 21 maggio 2011 ha un breve editoriale intitolato “Pericoli di clericalismo”. Mi sembra un testo che vale la pena di meditare, e ne propongo qui una mia traduzione (clicca qui per il testo originale inglese).

Essere contro il clericalismo non è lo stesso che essere anticlericali. L’anticlericalismo designa la secolare e dura resistenza nei confronti del potere sociale e politico della Chiesa Cattolica. Il clericalismo ha a che fare con l’enfasi eccessiva sul ruolo del clero nelle faccende interne della Chiesa. Implica un elitismo clericale, la superiorità del clero sui laici. L’anticlericalismo, in quanto concetto della politica continentale europea, è in qualche modo ormai fuori corso. Il clericalismo, invece, ha ancora molto valore come concetto chiave nell’analisi dei fattori culturali che hanno dato origine allo scandalo degli abusi sessuali del clero all’interno della Chiesa Cattolica. È diventato quasi di rigore per i capi della Chiesa affermare che in questo contesto sono contro il clericalismo.

L’insegnamento del Vaticano II sul sacerdozio di tutti i credenti e sul battesimo comune aveva assestato un colpo notevole al clericalismo. Ma ci sono i segni di una regressione clericalistica tra alcuni di quelli che si stanno preparando al sacerdozio o sono stati ordinati in tempi recenti. Nel vestito e nell’atteggiamento, alcuni di loro sembrano agognare – quasi narcisisticamente – al ristabilimento dello statuto elevato del prete che caratterizzava la vita delle parrocchie negli anni ’50. Una forma più blanda di clericalismo si vede ancora nelle strutture diocesane e nello stesso Vaticano, dove si trovano solo pochi laici, e spesso in posizioni secondarie. E il clericalismo automaticamente marginalizza o esclude le donne.

A volte è implicito anche nelle motivazioni di quanti spingono per un ritorno a un uso generalizzato del Rito Tridentino.

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L’istruzione “Universae Ecclesiae”

Che dire di questo nuovo tassello circa il “rito extraordinario” della liturgia romana, ossia l’Istruzione Universae Ecclesiae? Mi ritrovo nelle note di commento di Andrea Grillo, di cui riporto qui l’inizio, invitando chi è interessato a leggere il resto direttamente sul suo blog.

Profeticamente, il giorno dopo la emanazione nel luglio del 2007, il Card. Ruini aveva visto bene “il rischio che un Motu Proprio emanato per unire maggiormente la comunità cristiana fosse invece utilizzato per dividerla”. Dopo un Motu Proprio, una Lettera ai Vescovi che lo accompagnava, e ora questa recente Istruzione, sembra proprio che quella profezia avesse colto nel segno: la divisione è una possibilità reale di quel provvedimento, che ora potrebbe realizzarsi con maggior facilità. Bisogna riconoscerlo: il “monstruum” era tale fin dall’inizio. Quando si vuole rileggere una tradizione rianimando un rito “caduto fuori della vigenza”, come quello del 1962, e ostinandosi a presumere fatti che non ci sono e a costruire finzioni giuridiche senza riscontro reale – con la pretesa che un equilibrismo azzardato e rischiosissimo concepisca una doppia vigenza parallela di due forme diverse e tra loro in tensione del medesimo rito romano – il nodo delle contraddizioni è destinato ad annodarsi sempre più, e per quante commissioni si istituiscano, per quante consultazioni si prevedano, per quanti dvd con messe preconciliari si producano e si distribuiscano, per quanti “diritti dei fedeli” si riconoscano, la confusione aumenta sempre più e lo smarrimento non diminuisce… (Leggi il resto)

Lingua sacra o lingua liturgica?

Nel suo sito Liturgia opus trinitatis, il p. M. Augé ha recentemente inserito un articolo di U. M. Lang sulla questione della lingua latina nella liturgia, corredandolo con alcune osservazioni e rilievi, che mi sembrano molto opportune (soprattutto per non confondere la nozione storico-religiosa di “lingua sacra”, di dubbia pertinenza in ambito cristiano, con la questione della lingua liturgica). Trovate il testo di Lang con le osservazioni di Augé a questo link.