Archivi categoria: letture

Trovarsi in un racconto

Diventare vescovo non è un affare da poco, sia per la cosa in sé, sia per tutte le implicazioni pratiche che la faccenda si porta dietro – persone e comunità da salutare, questioni da chiudere, traslochi ecc., e poi naturalmente incominciare questa nuova vita, conoscere nuove persone, nuove comunità, mettersi nell’apprendistato di un lavoro impegnativo…
Insomma, tutto questo è per scusarmi ancora una volta delle settimane nelle quali questo piccolo blog è rimasto in silenzio. Esco da questo silenzio per fare gli auguri di Pasqua ai miei venticinque lettori, ma anche per condividere una sorpresa quasi altrettanto straniante di quella di essere chiamato a fare il vescovo: trovarsi protagonista di un racconto. È la sorpresa che devo all’amico Emanuele Ferrari (nascosti nella foto, che risale a un assolato giorno di agosto 2012, sotto la Pietra di Bismantova, nella montagna reggiana, ci siamo tutti e due) e che molto volentieri condivido, come regalo pasquale.

Ti ricordi Daniele?

E noi siamo sponda
ma sempre al di qua di quell’isola
dove io si dice per dire
per essere – noi.

(Alessandro Cappello)

Ci sono dei giorni che richiamano altri giorni, dei luoghi che richiamano altri luoghi, dei volti dove trovi inscritto il destino di altri volti.

Quella domenica di metà marzo c’era il sole, e con il sole un annuncio di primavera. Era una domenica da passeggiate, quelle vicino al paese, con calma, nelle ore che seguono il pranzo, nel vuoto incantato di certe ore.

Io invece ho salutato Jara ed Ester che andavano a passeggiare dopo il caffè e sono sceso in città.

Mentre scendevo pensavo a Daniele e a certi giorni che richiamano altri giorni.

Giorni d’estate trascorsi a camminare con molti ragazzi lungo sentieri di montagna, di fianco al letto di un fiume con poca acqua, che riporta il tempo in un bianco di gessi scavati dalla preistoria.

Giorni di cammino con alcune soste dedicate alla poesia, a narrare piccole storie, a mettere in fila anelli di parole. Tre righe bastano per dire il mondo, per accoglierlo in una mano, per farlo risuonare in una mano, ti ricordi Daniele? […]

Per leggere il racconto intero, cliccate qui

Online Settimananews

Per il valore della cosa in sé, e anche perché negli anni ho collaborato in varie occasioni alla rivista Settimana, che  nella sua forma cartacea ha chiuso le pubblicazioni con il 2015, sono molto contento di veder apparire ora, su web, la nuova versione della rivista, SettimanaNews: in bocca al lupo alla redazione, con l’invito ai miei 25 lettori (forse meno) di andare a guardare la neonata rivista e servirsi dei molti materiali che mette a disposizione (incluso l’archivio della rivista cartacea). Buona lettura!

Pensare tra le stelle

Avrei voluto segnalare qualche giorno fa, in coincidenza con la festa dell’Epifania, un bell’articolo di fr. Guy Consolmagno, gesuita, da poco direttore della Specola (cioè dell’Osservatorio astronomico) Vaticana, sul rapporto tra astronomi e Epifania – ma più in generale sul rapporto tra fede, scienza, Bibbia, vita personale… e mi sono accorto che il mio intermittente blog da un po’ di giorni era morto! Completamente inaccessibile! Mi ci è voluto un po’ per capire che cosa era successo, un altro po’ per rimediare (e poi ancora un po’ per individuare un’ulteriore operazione che andava fatta per ripristinare il tutto), ed eccomi qua.

L’articolo si intitola Gli astronomi e l’Epifania. Magi o pastori?, è stato pubblicato su L’Osservatore romano ed è accessibile a questo link del sito Il Sismografo (oppure a quest’altro). Ne riporto solo l’inizio:

La festa dell’Epifania è speciale per noi astronomi. Tra tutte le persone accorse per vedere il Salvatore appena nato, solo i pastori e gli astronomi sono ricordati in modo specifico. Naturalmente questa fama ha un costo. L’Epifania è anche un tempo in cui noi astronomi siamo bersagliati da richieste di “spiegare” la stella di Betlemme. Giovanni Keplero cercò, com’è noto, di spiegare la stella come una “nova” prodotta dalla congiunzione di pianeti.

Il 9 ottobre 1604 calcolò una congiunzione di Marte, Giove e Saturno; la notte seguente, all’improvviso in quella parte del cielo, tra Giove e Saturno, apparve una stella luminosa. Keplero giunse alla ovvia, ma errata, conclusione che in qualche modo era la congiunzione di pianeti a causare la nuova stella…

Buon 2016!

Thomas Merton

Si sono moltiplicati, in questi giorni, i ritratti e le rievocazioni di Thomas Merton (31 gen. 1915 – 10 dic. 1968), il monaco trappista statunitense, molto conosciuto sia per il suo impegno pacifista, sia per la sua spiritualità monastica e il desiderio di farla incontrare anche con forme di monachesimo presenti al di fuori del cristianesimo, e di cui ricorre domani, 31 gennaio, il centenario della nascita. Nei miei ormai lontani anni di liceo, la lettura della sua autobiografia, La montagna dalle sette balze, mi aveva affascinato e certamente è stata una delle ragioni del mio interessamento per il monachesimo.

Un bel contributo su Merton è stato pubblicato su America nel numero che porta la data 19-26 gennaio 2015; segnalo anche il ritratto di Merton apparso sul blog Il Sismografo, da cui riprendo le preghiera finale:

Io, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.
Non vedo la strada che mi sta davanti.
Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
Secondo verità, non conosco neppure me stesso
e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che lo stia davvero facendo.
Ma sono sinceramente convinto che in realtà ti piaccia il mio desiderio di piacerti e spero di averlo in tutte le cose, spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.
So che, se agirò così, la tua volontà mi condurrà per la giusta via,
quantunque io possa non capirne nulla.
Avrò sempre fiducia in te,
anche quando potrà sembrarmi di essere perduto e avvolto nell’ombra della morte.
Non avrò paura,
perché tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli.

L’Iran che dialoga

Il titolo di questo post non è mio, ma è quello di un articolo di B. Cervellera, pubblicato sulla rivista del Pime Mondo e missione, nel numero di ottobre di quest’anno (lo potete leggere on line a questo link) . Mi permetto di raccomandarne la lettura. Sono stato in Iran, per un paio di settimane, nel mese di agosto, in visita a un amico; non sono stato a Qom (se ne parla nell’articolo di Cervellera), ma tutto quel che ho potuto vedere e ascoltare mi fa ritrovare in pieno in quanto si legge nell’articolo; avrei voluto scrivere qualcosa di questa visita, e può anche darsi che presto o tardi lo faccia, ma non saprei certo dire le cose meglio di come fa Cervellera.

Aggiungo che l’Iran è anche la grande ricchezza della civiltà persiana, dall’epoca biblica in poi – sentir nominare Ciro, l’imperatore persiano, nel testo di Isaia che si leggeva nella Messa di domenica 19 ottobre (Isaia 45,1-6), fa un’altra impressione, dopo aver visto la sua tomba (cf. foto) e aver camminato nei siti archeologici di Persepoli o delle tombe degli Achemenidi. E l’Iran è anche la grande cordialità e ospitalità dei suoi attuali abitanti. I problemi e le contraddizioni non mancano, sono anzi giganteschi: proprio per questo non dovremmo abbandonare questo paese ai nostri pregiudizi e alla nostra poca conoscenza.

Il Papa e Chesterton

Dale Ahlquist, uno dei maggiori conoscitore dell’opera di G. K. Chesterton, è stato interpellato a proposito di una citazione del grande scrittore inglese, fatta “a braccio” da papa Francesco nell’omelia mattutina a S. Marta del 5 dicembre scorso. Secondo il resoconto che ne ha poi dato l’Osservatore romano, papa Francesco “ha ricordato lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) che «parlando sulle eresie» ha detto «che un’eresia è una verità, una parola, una verità che è diventata pazza»”.

A quanto pare, il papa nell’omelia si era limitato a parlare di uno “scrittore inglese”, in ogni caso è indubbio che il riferimento fosse a Chesterton. Interpellato dunque a proposito della fonte di questa citazione, Ahlquist si è fatto tradurre in inglese (dalla moglie, che è italiana) il passaggio dell’omelia del papa in questione, e si è messo alla ricerca della citazione, precisando però quanto segue:

Tenete presente che si tratta della traduzione inglese della trascrizione italiana di un’omelia improvvisata da parte di qualcuno che sta facendo una traduzione improvvisata in italiano di un testo che sta citando a memoria da una traduzione spagnola di un testo inglese che non ha mai letto in inglese…

Bello, no? Per il resto della risposta (inclusi i testi di Chesterton a cui il papa fa allusione), andate sul sito di Crisis Magazine.