Il male e i suoi nomi

A proposito dell’uso, diventato orami purtroppo pressoché generale, di chiamare “olocausto” lo sterminio degli ebrei compiuto sotto il nazismo, Roberto Calasso osserva:

Per raggiungere la sua perfezione, il male non ha bisogno soltanto di essere commesso. Almeno altrettanto, ha bisogno di essere nominato con parole errate, perché questo già garantisce che il male stesso non rischia di giungere nella sua integrità alla chiarezza della mente. Finché dura un tale stato, il male potrà sentirsi sicuro di sfuggire a un giudizio che lo consideri per ciò che esso è stato.

R. Calasso, Il libro di tutti i libri, Adelphi, Milano 2019, p. 383.

Alfred Delp s.j.

Sono passati 75 anni dalla morte di p. Alfred Delp, gesuita tedesco, esponente della resistenza al nazismo. Imprigionato dopo il fallimento del colpo di stato militare del 20 luglio 1944, fu condannato a morte l’11 gennaio 1945 e impiccato il 2 febbraio dello stesso anno. Il corpo fu cremato e le ceneri disperse in località ignota, nei pressi di Berlino. Padre Delp era riuscito a emettere i voti definitivi come membro della Compagnia di Gesù mentre era in prigione.

P. Yves Congar aveva pubblicato, nella sua grande opera in tre volumi sullo Spirito Santo, alcuni passi tratti da una meditazione sul Veni Sancte Spiritus, che p. Delp aveva scritto nelle ultime settimane della sua prigionia, e che è rimasta incompleta. Ne riporto qui di seguito alcune righe.

«Le colline eterne sono là, donde viene la salvezza. Il loro soccorso è già lì, aspetta, viene. Dio me lo fa vedere ogni giorno ed ora tutta la mia vita ne è testimonianza. Tutto ciò che io portavo in me di sicurezza, di furbizia e di abilità è volato in frantumi sotto il peso della violenza e di ciò che era contro di me. Questi mesi di cattività hanno spezzato la mia resistenza fisica e molte altre cose in me, e tuttavia ho vissuto delle ore meravigliose. Dio ha preso tutto nelle sue mani, ed ora io so implorare e at­tendere il soccorso dalle colline eterne.

L’uomo che riconosce la propria po­vertà, che getta lontano da sé ogni suffi­cienza ed ogni orgoglio, anche quello dei propri cenci, l’uomo che sta sempre di fronte a Dio nella sua nudità, senza veli e nella sua indigenza, quest’uomo conosce i miracoli dell’amore e della misericordia: dalla consolazione del cuore e l’illumina­zione dello spirito fino all’acquietamento della fame e della sete…

Lo Spirito santo è la passione con cui Dio si ama. L’uomo deve mettersi in ac­cordo con questa passione, ratificarla e adempierla. Allora il mondo ridiventerà capace di amore vero. Noi possiamo rico­noscere e amare Dio solo se Dio stesso ci af­ferra e ci strappa dal nostro egoismo. Biso­gna che in noi e mediante noi, Dio ami se stesso, allora noi vivremo nella verità e l’amore di Dio ridiventerà il cuore vivente del mondo. […]
Continue reading

Trovarsi in un racconto

Diventare vescovo non è un affare da poco, sia per la cosa in sé, sia per tutte le implicazioni pratiche che la faccenda si porta dietro – persone e comunità da salutare, questioni da chiudere, traslochi ecc., e poi naturalmente incominciare questa nuova vita, conoscere nuove persone, nuove comunità, mettersi nell’apprendistato di un lavoro impegnativo…
Insomma, tutto questo è per scusarmi ancora una volta delle settimane nelle quali questo piccolo blog è rimasto in silenzio. Esco da questo silenzio per fare gli auguri di Pasqua ai miei venticinque lettori, ma anche per condividere una sorpresa quasi altrettanto straniante di quella di essere chiamato a fare il vescovo: trovarsi protagonista di un racconto. È la sorpresa che devo all’amico Emanuele Ferrari (nascosti nella foto, che risale a un assolato giorno di agosto 2012, sotto la Pietra di Bismantova, nella montagna reggiana, ci siamo tutti e due) e che molto volentieri condivido, come regalo pasquale.

Ti ricordi Daniele?

E noi siamo sponda
ma sempre al di qua di quell’isola
dove io si dice per dire
per essere – noi.

(Alessandro Cappello)

Ci sono dei giorni che richiamano altri giorni, dei luoghi che richiamano altri luoghi, dei volti dove trovi inscritto il destino di altri volti.

Quella domenica di metà marzo c’era il sole, e con il sole un annuncio di primavera. Era una domenica da passeggiate, quelle vicino al paese, con calma, nelle ore che seguono il pranzo, nel vuoto incantato di certe ore.

Io invece ho salutato Jara ed Ester che andavano a passeggiare dopo il caffè e sono sceso in città.

Mentre scendevo pensavo a Daniele e a certi giorni che richiamano altri giorni.

Giorni d’estate trascorsi a camminare con molti ragazzi lungo sentieri di montagna, di fianco al letto di un fiume con poca acqua, che riporta il tempo in un bianco di gessi scavati dalla preistoria.

Giorni di cammino con alcune soste dedicate alla poesia, a narrare piccole storie, a mettere in fila anelli di parole. Tre righe bastano per dire il mondo, per accoglierlo in una mano, per farlo risuonare in una mano, ti ricordi Daniele? […]

Per leggere il racconto intero, cliccate qui

Online Settimananews

Per il valore della cosa in sé, e anche perché negli anni ho collaborato in varie occasioni alla rivista Settimana, che  nella sua forma cartacea ha chiuso le pubblicazioni con il 2015, sono molto contento di veder apparire ora, su web, la nuova versione della rivista, SettimanaNews: in bocca al lupo alla redazione, con l’invito ai miei 25 lettori (forse meno) di andare a guardare la neonata rivista e servirsi dei molti materiali che mette a disposizione (incluso l’archivio della rivista cartacea). Buona lettura!

Pensare tra le stelle

Avrei voluto segnalare qualche giorno fa, in coincidenza con la festa dell’Epifania, un bell’articolo di fr. Guy Consolmagno, gesuita, da poco direttore della Specola (cioè dell’Osservatorio astronomico) Vaticana, sul rapporto tra astronomi e Epifania – ma più in generale sul rapporto tra fede, scienza, Bibbia, vita personale… e mi sono accorto che il mio intermittente blog da un po’ di giorni era morto! Completamente inaccessibile! Mi ci è voluto un po’ per capire che cosa era successo, un altro po’ per rimediare (e poi ancora un po’ per individuare un’ulteriore operazione che andava fatta per ripristinare il tutto), ed eccomi qua.

L’articolo si intitola Gli astronomi e l’Epifania. Magi o pastori?, è stato pubblicato su L’Osservatore romano ed è accessibile a questo link del sito Il Sismografo (oppure a quest’altro). Ne riporto solo l’inizio:

La festa dell’Epifania è speciale per noi astronomi. Tra tutte le persone accorse per vedere il Salvatore appena nato, solo i pastori e gli astronomi sono ricordati in modo specifico. Naturalmente questa fama ha un costo. L’Epifania è anche un tempo in cui noi astronomi siamo bersagliati da richieste di “spiegare” la stella di Betlemme. Giovanni Keplero cercò, com’è noto, di spiegare la stella come una “nova” prodotta dalla congiunzione di pianeti.

Il 9 ottobre 1604 calcolò una congiunzione di Marte, Giove e Saturno; la notte seguente, all’improvviso in quella parte del cielo, tra Giove e Saturno, apparve una stella luminosa. Keplero giunse alla ovvia, ma errata, conclusione che in qualche modo era la congiunzione di pianeti a causare la nuova stella…

Buon 2016!

Thomas Merton

Si sono moltiplicati, in questi giorni, i ritratti e le rievocazioni di Thomas Merton (31 gen. 1915 – 10 dic. 1968), il monaco trappista statunitense, molto conosciuto sia per il suo impegno pacifista, sia per la sua spiritualità monastica e il desiderio di farla incontrare anche con forme di monachesimo presenti al di fuori del cristianesimo, e di cui ricorre domani, 31 gennaio, il centenario della nascita. Nei miei ormai lontani anni di liceo, la lettura della sua autobiografia, La montagna dalle sette balze, mi aveva affascinato e certamente è stata una delle ragioni del mio interessamento per il monachesimo.

Un bel contributo su Merton è stato pubblicato su America nel numero che porta la data 19-26 gennaio 2015; segnalo anche il ritratto di Merton apparso sul blog Il Sismografo, da cui riprendo le preghiera finale:

Io, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.
Non vedo la strada che mi sta davanti.
Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
Secondo verità, non conosco neppure me stesso
e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che lo stia davvero facendo.
Ma sono sinceramente convinto che in realtà ti piaccia il mio desiderio di piacerti e spero di averlo in tutte le cose, spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.
So che, se agirò così, la tua volontà mi condurrà per la giusta via,
quantunque io possa non capirne nulla.
Avrò sempre fiducia in te,
anche quando potrà sembrarmi di essere perduto e avvolto nell’ombra della morte.
Non avrò paura,
perché tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli.