Leone Tondelli a 60 anni dalla morte

tondelli3Ricorre il 5 gennaio 2013 il sessantesimo anniversario della morte di mons. Leone Tondelli (1883-1953): figura importante di ecclesiastico e studioso della Chiesa di Reggio Emilia nella prima metà del Novecento, è stato un biblista di grande rilevanza, uno studioso di storia locale di primo piano, arciprete della Cattedrale di Reggio Emilia dal 1930 e animatore instancabile della vita culturale diocesana. A lui si deve tra le altre cose la prima pubblicazione del manoscritto reggiano del Liber figurarum di Gioachino da Fiore.

Per un profilo biografico di mons. Tondelli e la sua bibliografia completa, rimando al sito della Biblioteca del Seminario di Reggio Emilia.

“Le cicatrici del Rwanda”

Il libro Le cicatrici del Ruanda, di Valentina Codeluppi – ne avevo già parlato in un altro post – è arrivato nelle librerie. Vale la pena di leggerlo, soprattutto in questi giorni di crescente tensione nell’est della Repubblica Democratica del Congo (aggiornamenti sempre puntuali nel sito della Rete Pace per il Congo). Tra le fatiche della riconciliazione in Rwanda, e le tensioni che si vivono nell’area del Kivu, il nesso è profondo: è anche questo un motivo per continuare a tenere accesa l’attenzione per l’Africa.

Il Concilio in diretta

I libri sul concilio Vaticano II si moltiplicano, com’è giusto che sia in questa stagione di cinquantesimo anniversario della sua apertura. Ricevo ora e segnalo con ammirazione la grande ricerca di uno studioso reggiano, Federico Ruozzi, Il concilio in diretta. Il Vaticano II e la televisione tra informazione e partecipazione, Il Mulino, Bologna 2012: un ampio studio (560 p.) che rilegge la vicenda conciliare nella prospettiva della comunicazione televisiva, in particolare della televisione italiana (la RAI di Ettore Bernabei), che svolge un efficiente e documentato lavoro di informazione e approfondimento sull’evento che stava trasformando in profondità la vita della Chiesa cattolica. Ne risulta tra l’altro una documentazione audiovisiva che costituisce oggi una fonte preziosa per la storiografia del Vaticano II.

Federico Ruozzi ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Modena e Reggio e dal 2007 svolge attività scientifica presso la Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII.

Incontro con p. Ghislain Lafont

È in libreria il libro di G. Lafont, Che cosa possiamo sperare, di cui ho curato la traduzione e che viene pubblicato dalle Edizioni Dehoniane di Bologna.

Il libro sarà presentato in un incontro pubblico, presente l’autore – monaco benedettino, noto teologo francese che ha insegnato per molti anni al Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma e all’Università Gregoriana – lunedì 24 ottobre 2011 alle 17.30, alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna (p. le Bacchelli 4, Bologna).

Qui di seguito alcune note di presentazione:

«Che cosa possiamo sperare? La pace, la giustizia, la salvaguardia del creato. In che modo? Direi: per mezzo di una rinascita intelligente del teologico-politico. Vale a dire, anzitutto, attraverso la comunione tra gli uomini, nelle diverse comunità che essi formano; questa comunione non è statica, ma è una dialettica costante tra la “morte”, vale a dire la sottomissione di un desiderio, certo buono, ma individuale, alla parola che viene dall’altro, dagli altri, che non può che spiazzare la preoccupazione di sé, e la “risurrezione”, vale a dire la felicità che risulta dall’essere insieme, ove il personale è trasfigurato attraversa la rinuncia costruttrice di tutti» (dalla Conclusione).

L’autore afferma di essersi dedicato alla stesura del libro per verificare a che punto fosse la propria speranza e per condividerla. Il punto di vista che la sua riflessione sviluppa il convincimento che oggi muoia una civiltà fondata sul primato del «logico», inteso come intelligibile e ragionevole, e che l’epoca attuale inviti a reintrodurre il simbolico, ovvero il primato del legame nella struttura e nella vita del reale, nel desiderio e nel sapere umani.

I Padri della Chiesa secondo Benedetto XVI

È uscito il n. 2/2010 di Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione, la rivista della Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna: vi ho pubblicato una “nota” su «I padri della Chiesa, maestri e testimoni della fede, nell’insegnamento di Benedetto XVI». Ne riproduco l’abstract:

Tra il 2007 e il 2008, in 46 «catechesi» proposte durante le udienze generali del mercoledì, il papa Benedetto XVI ha presentato il profilo di 36 padri della Chiesa o scrittori ecclesiastici. Dopo uno sguardo d’insieme su queste catechesi, l’articolo richiama le qualifiche con le quali Benedetto XVI designa i Padri, i tratti più rilevanti del loro modo di fare teologia, alcuni dei contenuti teologici e spirituali più sottolineati, tra i quali spicca l’attenzione che il papa ha riservato alla dottrina patristica sulla preghiera. L’approccio che emerge è quello di una attenzione «sinfonica» alla tradizione della Chiesa, che non vuole relegare i Padri nello studio specialistico, ma li offre all’ascolto della Chiesa in una linea simile a quella del «ritorno alle fonti» che contribuì a preparare il rinnovamento conciliare. L’articolo è pubblicato in RTE 14(2010) 381-404.

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