L’asilo della sabbia

In un bell’articolo pubblicato su La Stampa del 26 gennaio 2019, Antonio Scurati cita alcuni versi del primo libro dell’Eneide (è Enea che si rivolge a Didone), che qui riporto nella versione di Rosa Calzecchi Onesti:

Quando sul flutto levandosi tempestoso Orione,
su ciechi banchi ci spinse e arenò, col vento violento,
e vinti dal mare, per l’onde, per le impervie scogliere
ci disseminò: pochi qui al lido vostro nuotammo.
Ma che popolo è questo? che barbara patria
permette una simile usanza? L’asilo della sabbia ci negano,
fan guerra, ci vietano di porre piede sul lido!
Se gli uomini avete in disprezzo e l’armi degli uomini,
ma temete gli dèi, che bene e male ricordano (I, 535-543)

C’è poco da aggiungere… se non forse almeno l’inizio dell’articolo di Scurati:

Siamo ancora umani? Umanità. Significa ancora qualcosa questa parola alle nostre latitudini europee, di questi tempi, in questo inverno arido e breve? … [Leggete il resto, vale la pena]

e l’appello che la CEI, i Valdesi, le Chiese evangeliche d’Italia e la Comunità di Sant’Egidio hanno pubblicato il 22 gennaio scorso, con il titolo Restiamo umani. Appunto.