Crema, Reggio e il Barbarossa

Sto scoprendo un po’ alla volta cose che riguardano la storia della città di Crema, del cremasco e della diocesi di Crema. A suo tempo avevo letto (nel Baudolino di U. Eco, non nelle fonti antiche…), la descrizione del drammatico assedio di Crema del 1159-60,  che si concluse con la distruzione della città per decisione di Federico Barbarossa e il giuramento di mai più ricostruirla. Poi, venticinque anni più tardi, l’Imperatore cambiò idea: e ho scoperto recentemente che proprio da Reggio Emilia, l’11 febbraio 1185, firmò il decreto che autorizzava la ricostruzione della città (poi, il 7 maggio successivo, si recò a Crema per presiedere personalmente all’inizio della ricostruzione).

Onoro dunque con piacere questo anniversario che collega da oltre otto secoli la mia città attuale e quella prossima.

Suonare Beethoven a Teheran

Questa è una di quelle notizie che mi fanno sperare… e chi mi compensano dell’impossibilità di tornare in tempi brevi in visita in Iran (dopo il viaggio del 2014), come avevo sperato di fare fino a qualche settimana fa… Grandezza della musica, e della volontà di costruire ponti:

Il caso. Suonare Beethoven a Teheran. Paolo Olmi: “La musica costruisce ponti”


Claudio Monici – Inviato A Teheran lunedì 16 gennaio 2017 
Giovedì, per la prima volta dalla rivoluzione islamica del 1979, un’orchestra occidentale si esibisce in Iran: è quella del Festival Puccini, impegnata nella “Quinta sinfonia”, con musicisti iraniani…
(l’articolo con l’intervista intera si può leggere sul sito web di Avvenire)

In cammino verso Crema

nuovotorrazzo1Non mi piace usare questo spazio per parlare di me, ma di persone o idee o realtà che mi sembrano importanti e che mi fa piacere condividere… Questa volta, però, chiamato ad assumere il compito di guidare la diocesi di Crema come vescovo, temo che sia inevitabile, anche perché tutto questo imprime una svolta consistente alla mia vita. E così ho anche l’occasione per ringraziare tutte e tutti quelli che mi hanno raggiunto in questi giorni per esprimere la loro vicinanza, l’affetto, e assicurare la preghiera. Non sono sicuro di riuscire a ringraziare tutti personalmente: se per caso passano su queste pagine, sappiano che sono riconoscente a tutti, molto al di là di quanto si possa dire con le parole.

Per chi vuole saperne di più, le informazioni sono sui siti web de Il nuovo Torrazzo, oppure della diocesi di Crema oltre che, naturalmente, sul sito del settimanale diocesano di Reggio, La Libertà o della diocesi stessa.

Presepe siriano

Propongo una mia traduzione di questo intervento del vescovo maronita di Damasco, Samir Nassar, sul Natale della Siria in questo sesto anno di guerra (per la fonte, cf. qui)

La Siria, in questo sesto Natale, assomiglia più che mai al presepio: una stalla aperta, senza porta, fredda, priva di tutto, poverissima e devastata dalla violenza.
Gesù Bambino non manca di compagni, in Siria. Milioni di bambini che hanno perduto le loro case vivono senza riparo o sotto delle tende povere quanto la Mangiatoia di Betlemme.
Gesù non è più solo nella sua miseria. I bambini siriani abbandonati e devastati dalle scene di violenza vorrebbero essere al posto di Gesù, che ha pur sempre i suoi genitori. È un sentimento di amarezza che si vede nei loro occhi, nelle loro lacrime e nel loro silenzio…
Molti bambini siriani invidiano il Bambino divino perché ha trovato questo luogo modesto dove nascere e trovare riparo, mentre alcuni di loro sono nati sotto le bombe o lungo la strada dell’esodo.
Maria, nelle sue difficoltà, non è più sola; povere mamme alle quali è andata peggio vivono in una povertà estrema e si addossano le responsabilità della famiglia da sole, senza i mariti morti o scomparsi. Le precarietà del presepio le consola un po’…
La presenza rassicurante di Giuseppe nella Santa Famiglia è motivo di Gelosia per queste famiglie private di un padre… Privazione che nutre la paura, l’angoscia e l’inquietudine.
I nostri disoccupati invidiano san Giuseppe, artigiano che mette la Santa Famiglia al riparo dall’indigenza, dalla fame e dal pericolo, a costo di esiliarsi in Egitto…
I pastori e le loro greggi che si accostano alla mangiatoia dicono molto ai numerosi allevatori siriani che hanno perduto in questa guerra il loro capitale…
La vita nomade su questa Terra biblica, che risale ad Abramo e a molto prima di lui, scompare brutalmente con le sue antiche usanze di ospitalità e la sua cultura tradizionale.
I cani di questi pastori di Natale hanno compassione del destino degli animali domestici in Siria, vittime della violenza omicida; questi animali scheletrici si aggirano tra le rovine nutrendosi di cadaveri, in mancanza di pattumiere rifornite…
Il rumore infernale della guerra soffoca il Gloria degli angeli… Questa sinfonia di Natale per la pace è costretta a far posto all’odio, all’atrocità crudele e all’indifferenza del mondo…
Possano i tre Magi portare i regali di cui la Siria ha grande bisogno: la pace, il perdono e la compassione.
In questo Natale Gesù sorride al bambino siriano nudo e abbandonato e lo invita a condividere il suo presepe.

+Samir NASSAR
Arcivescovo Maronita di Damasco

Charles de Foucauld a un secolo dalla morte

Avrei voluto ricordare prima il centenario – che si compie proprio oggi – della morte del beato Charles de Foucauld: una figura alla quale sono affezionato, anche se non posso dire di conoscerlo a fondo.

In ogni modo, qualche settimana fa ho tenuto una conferenza su di lui, sotto questo titolo: Charles de Foucauld a cento anni dalla morte. Provocazioni teologiche di un itinerario spirituale.

Per chi fosse interessato, il testo è disponibile a questo link (c’è anche la registrazione audio, se pure a qualcuno interessa…).

per p. Jacques Hamel

Esco da un silenzio di mesi, dovuto soprattutto al poco tempo, per dire una parola a riguardo dell’assassinio di p. Jacques Hamel, prete francese ucciso ieri mattina “in nome dell’Islam” in una chiesa di Rouen, in Normandia.

Poiché tra pochi giorni ricorre il ventesimo anniversario dell’assassinio di mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano in Algeria, ucciso dall’odio fanatico l’1 agosto 1996 insieme con l’autista (musulmano), prendo da lui le parole con le quali, in un testo del novembre 1995, commentava l’uccisione di sr. Odette Hélène Prévaut e il ferimento della consorella Chantal Marie Odette a Kouba (Algeri) il 10 novembre 1995. Così scriveva Claverie qualche giorno dopo (il testo è lungo, ne riprendo solo le parti iniziale e finale; per il testo completo: Lettere dall’Algeria di P. Claverie assassinato per il dialogo con i musulmani, Paoline, Milano 1998, pp. 227-231):

Bravi! Gli eroici combattenti della giustizia hanno di nuovo colpito… hanno spiato, seguito e atteso i loro bersagli. E, mentre le due donne disarmate stavano recandosi all’appuntamento con un’amica che avrebbe dovuto accompagnarle a Kouba dove, anche quel venerdì, sarebbero andate a pregare per la pace, i nostri due eroi appostati hanno sparato e hanno ucciso Odette e ferito Chantal alla spalla, al volto e al braccio che aveva alzato per proteggersi, in un riflesso irrisorio di difesa.
Bravi! A voi che avete scelto questo tipo di guerra che chiamata volte gihad, la guerra santa contro i nemici di Dio, i tiranni e gli sfruttatori, i corrotti e gli ipocriti, “gli infedeli, gli ebrei e i cristiani”. Da anni, ma a volte anche da secoli, avete commentato i vostri Libri sacri, sondato le intenzioni divine, scoperto la volontà di Dio, giudice del bene e del male, separando i buoni dai cattivi per arrivare poi alla decisione che bisognava purificare la terra per farvi scendere il Cielo. Avete, con i vostri durûs (lezioni) e le vostre prediche, pazientemente formato i vostri discepoli, educandoli a diventare i docili esecutori dei decreti divini, convincendoli della nobiltà della loro missione e promettendo loro le ricompense eterne. Uccidere un kâfir (infedele) non è forse una hasana (opera buona)? […]

Un bravo a tutti voi! E, in fondo, grazie. Infatti ci ricordate cose importanti che, nel nostro dramma quotidiano, rischiamo di dimenticare:

– Non si può difendere una giusta causa con mezzi sporchi. Il fine non giustifica non importa quale mezzo. Cedere a questo meccanismo significa preparare un futuro d’inferno.

– Non mescoliamo Dio ai nostri conflitti umani. Lasciamo che Dio sia Dio e non facciamoci convincere troppo dai suoi inviati o dagli esecutori dei suoi giudizi. Il giudizio non ci appartiene.
Continua la lettura di per p. Jacques Hamel

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