Vescovi al vento

Non so se sia proprio il vento dello Spirito… in ogni modo, mi piace ricordare con questa immagine, presa nel cortile di S. Damaso subito dopo l’udienza con papa Francesco, il corso di formazione per i nuovi vescovi, al quale anch’io ho partecipato dal 6 al 14 settembre scorsi.

Qualcosa avremo pure imparato… ma soprattutto abbiamo imparato a conoscerci tra noi, vescovi provenienti da ogni parte del mondo, e a conoscere un po’ meglio la Chiesa nella varietà delle sue situazioni, gioie e problemi, e nel suo desiderio di offrire a tutti la possibilità dell’incontro con Gesù Cristo. Che lo Spirito soffi forte e ci aiuti…

A sessant’anni dalla morte del card. Giovanni Mercati

Mi unisco a quei non molti, ormai, che ricorderanno, domani 22 agosto, il sessantesimo anniversario della morte del card. Giovanni Mercati (1866-1957), figura straordinaria di studioso (e, cosa non sempre ricordata, protettore di studiosi che vivevano tempi difficili dentro e fuori della Chiesa…) che ha onorato la Chiesa reggiana di cui era originario, e la Chiesa universale, che servì soprattutto attraverso i suoi studi, in uno dei periodi più gloriosi della storia della Biblioteca Vaticana. Riporto di seguito il breve profilo che ne ha tracciato Giuseppe Adriano Rossi in occasione di questo anniversario.

Sessant’anni or sono il 22 agosto 1957 si spegneva nella Città del Vaticano il cardinale reggiano Giovanni Mercati, Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

Era nato a Villa Gaida il 17 dicembre 1866 e compì gli studi ginnasiali, liceali e teologici nei seminari di Marola e Reggio. Ordinato sacerdote dal vescovo Manicardi il 21 settembre 1889, si laureò in teologia alla Gregoriana nel 1891. Fu insegnante nel seminario urbano di Reggio.

Monsignor Giovanni Mercati fu nominato nel 1893 “dottore” della Biblioteca Ambrosiana di Milano; quindi “scrittore” nella Biblioteca Apostolica Vaticana dove collaborò con monsignor Achille Ratti, il futuro Pio XI. Nel 1918 mons. Mercati ne divenne pro-prefetto e l’anno seguente prefetto. Nel 1929 venne nominato socio corrispondente della Sezione di Reggio Emilia della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi.

Nel concistoro del 15 giugno 1936 papa Pio XI lo elevò alla porpora cardinalizia; tre giorni dopo assumeva l’ufficio di bibliotecario di Santa Romana Chiesa e archivista; nel collegio cardinalizio aveva il ruolo di protodiacono. Il 2 marzo 1939 partecipò al conclave che elesse papa il cardinale Eugenio Pacelli, che assunse il nome di Pio XII. Il cardinale Giovanni Mercati morì nella Città del Vaticano il 22 agosto 1957 e fu sepolto nella chiesa diaconale romana di San Giorgio in Velabro – di cui aveva il titolo cardinalizio – accanto al fratello mons. Angelo, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano e socio emerito della Deputazione reggiana. Supera le quattrocento voci, che spaziano in diversi campi, la sterminata bibliografia del porporato.

Martedì 22 agosto il cardinale Giovanni Mercati sarà ricordato in Duomo [a Reggio Emilia], a sessant’anni esatti dalla morte, nella celebrazione eucaristica presieduta alle 8.00 dal vescovo emerito Adriano Caprioli e in quella delle 10.30 presieduta da mons. Giovanni Costi, direttore del Centro Diocesano Studi Storici di Marola.

Lutto per i morti delle Ramblas

Mi sembra da meditare la riflessione proposta da C. Ossola su Il Sole – 24 ore di domenica 20 agosto a proposito delle vittime dell’attentato terroristico sulle Ramblas di Barcellona del 17 agosto scorso. Ne ripropongo l’inizio:

L’attentato del 17 agosto a Barcellona, alle Ramblas, per la provenienza cosmopolita delle vittime e dei feriti, ha suscitato, e suscita, molti commenti, quasi tutti orientati a ripetere, insieme alla esecrazione per l’attentato, la difesa dei valori dell’Occidente, principale dei quali sarebbe una libertà che si esercita nel movimento verso luoghi-idolo, che meglio ci identificano che non le comunità locali nelle quali, con fatica, si è costretti a vivere.

L’analisi, che si ripete anche questa volta, mi pare carente e fuorviante: e, senza preamboli, mi permetto di dire, sommessamente, che mi sarei atteso che le Ramblas, pedonali, fossero chiuse, almeno per 48 ore, per rispetto e per lutto, sì per lutto, per le persone scomparse…

Per leggere tutto l’articolo, andare sul sito web del Sole  – 24 Ore

don Simon, nuovo vescovo di Sapë (Albania)

Mi ha molto rallegrato la notizia della nomina, avvenuta oggi 15 giugno 2017, di don Simon Kulli a vescovo di Sapë, in Albania. Don Simon ha 44 anni, e ho avuto la gioia di conoscerlo in Albania quando era ancora seminarista, verso la fine degli anni ’90; ordinato nel 2000, ha fatto parte del gruppo dei primi preti ordinati dopo la fine del regime che ha tenuto per decenni l’Albania sotto il pugno di ferro di una dittatura che ha cercato invano di cancellare ogni traccia della fede cristiana dal paese.

A don Simon (l’unico non vescovo nella foto che lo ritrae insieme con i vescovi albanesi nella recentissima visita ad limina) il mio augurio per un episcopato ricco di frutti (così come sarà certamente carico di impegni e fatiche), che faccia germogliare anche tutto ciò che ha seminato il suo predecessore, il vescovo Lucjan Avgustini, prematuramente morto poco più di un anno fa, il 22 maggio 2016.

Trovarsi in un racconto

Diventare vescovo non è un affare da poco, sia per la cosa in sé, sia per tutte le implicazioni pratiche che la faccenda si porta dietro – persone e comunità da salutare, questioni da chiudere, traslochi ecc., e poi naturalmente incominciare questa nuova vita, conoscere nuove persone, nuove comunità, mettersi nell’apprendistato di un lavoro impegnativo…
Insomma, tutto questo è per scusarmi ancora una volta delle settimane nelle quali questo piccolo blog è rimasto in silenzio. Esco da questo silenzio per fare gli auguri di Pasqua ai miei venticinque lettori, ma anche per condividere una sorpresa quasi altrettanto straniante di quella di essere chiamato a fare il vescovo: trovarsi protagonista di un racconto. È la sorpresa che devo all’amico Emanuele Ferrari (nascosti nella foto, che risale a un assolato giorno di agosto 2012, sotto la Pietra di Bismantova, nella montagna reggiana, ci siamo tutti e due) e che molto volentieri condivido, come regalo pasquale.

Ti ricordi Daniele?

E noi siamo sponda
ma sempre al di qua di quell’isola
dove io si dice per dire
per essere – noi.

(Alessandro Cappello)

Ci sono dei giorni che richiamano altri giorni, dei luoghi che richiamano altri luoghi, dei volti dove trovi inscritto il destino di altri volti.

Quella domenica di metà marzo c’era il sole, e con il sole un annuncio di primavera. Era una domenica da passeggiate, quelle vicino al paese, con calma, nelle ore che seguono il pranzo, nel vuoto incantato di certe ore.

Io invece ho salutato Jara ed Ester che andavano a passeggiare dopo il caffè e sono sceso in città.

Mentre scendevo pensavo a Daniele e a certi giorni che richiamano altri giorni.

Giorni d’estate trascorsi a camminare con molti ragazzi lungo sentieri di montagna, di fianco al letto di un fiume con poca acqua, che riporta il tempo in un bianco di gessi scavati dalla preistoria.

Giorni di cammino con alcune soste dedicate alla poesia, a narrare piccole storie, a mettere in fila anelli di parole. Tre righe bastano per dire il mondo, per accoglierlo in una mano, per farlo risuonare in una mano, ti ricordi Daniele? […]

Per leggere il racconto intero, cliccate qui

Crema, Reggio e il Barbarossa

Sto scoprendo un po’ alla volta cose che riguardano la storia della città di Crema, del cremasco e della diocesi di Crema. A suo tempo avevo letto (nel Baudolino di U. Eco, non nelle fonti antiche…), la descrizione del drammatico assedio di Crema del 1159-60,  che si concluse con la distruzione della città per decisione di Federico Barbarossa e il giuramento di mai più ricostruirla. Poi, venticinque anni più tardi, l’Imperatore cambiò idea: e ho scoperto recentemente che proprio da Reggio Emilia, l’11 febbraio 1185, firmò il decreto che autorizzava la ricostruzione della città (poi, il 7 maggio successivo, si recò a Crema per presiedere personalmente all’inizio della ricostruzione).

Onoro dunque con piacere questo anniversario che collega da oltre otto secoli la mia città attuale e quella prossima.

Sito di don Daniele Gianotti